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La signora imam e la nuova moschea

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A Berlino verrà inaugurata a metà giugno il primo luogo di culto voluto da Seyran Ateş avvocato nota per la difesa dei diritti delle donne musulmane

“Se siamo dell’avviso che ai nostri ragazzi venga trasmesso un insegnamento errato del Corano, allora dobbiamo fare qualcosa. Se viene predicato odio, allora è necessario creare luoghi nei quali si predica la pace”. A parlare in una trasmissione radiofonica del canale austriaco Orf1 è Seyran Ateş. Questa avvocatessa di origine turco-kurda, nata nel 1963 a Istanbul e naturalizzata tedesca, è nota per le sue cause a favore delle donne musulmane, soprattutto nei casi di delitti d’onore, di violenza domestica, e di matrimoni combinati/forzati. E’ da otto anni che lavora al suo grande progetto e il 16 giugno prossimo finalmente si realizzerà: Ateş ha dato vita a un moschea la prima aperta da una donna. Già Ateş è una spina nel fianco di molti suoi correligionari e questo progetto che costituirà ai loro occhi un’altra provocazione. Per il momento la moschea sarà ospitata al terzo piano della Johanniskirche, una chiesa protestante nel quartiere Moabit, cioè Berlin Mitte.

Il nome scelto per questo luogo di culto e di preghiera è Ibn Rushd-Goethe. Ibn Rush meglio conosciuto in Occidente sotto il nome di Averroe, è stato uno dei più grandi pensatori del Medioevo oltre che matematico medico e giurista. In Occidente è anche noto per aver commentato e spiegato come nessun altro Aristotele. “Goethe, dal canto suo ha mostrato con il Divano occidentale-orientale, una straordinaria apertura mentale e al tempo stesso ha liberato l’islam dai pregiudizi che ne offuscavano l’immagine. Pregiudizi peraltro diffusi anche da Voltaire. Goethe con il suo libro, Averroe con il suo lavoro su Aristotele sono di fatto due grandi costruttori di ponti tra le culture”.

E un ponte tra le culture vuole essere anche la moschea dove i fedeli pregheranno e predicheranno senza divisione tra i sessi. “E spero che un giorno potremo avere una moschea tutta nostra, ben visibile” ha sottolineato Ateş, “perché è importante che questo luogo di culto venga inteso anche come luogo di distinguo rispetto alle associazione musulmane più conservatrici”. In particolare quelle turchi e saudite, le due comunità islamiche più grandi in Germania. Nella preghiera del venerdì i fedeli verranno guidati da lei, il che costituisce un’altra grande novità. Per questo Ateş ha seguito un corso di preparazione. Infine, il giorno dell’inaugurazione, Ateş presenterà il suo libro “Selam, Frau Imamin”, selam signora imam, nel quale spiega il perché abbia voluto questa moschea.

Ateş fa parte di quella comunità di musulmani riformisti che ha tra i suoi più stimati rappresentanti Bassam Tibi, grande studioso di islam, nato a Damasco e nel frattempo anche lui cittadino tedesco. Tibi 25 anni fa coniava il termine “euro islam”. Una definizione che ha trovato sostenitori ma si è attirata al tempo stesso critiche, non solo da parte delle correnti più conservatrici, così come da studiosi di islam. Quest’ultimi gli chiedono per esempio perché mai si debba parlare di “euro islam o islam europeo” quando non esiste un ebraismo europeo o un cattolicesimo africano. Tibi replica che sbagliano, ci sono almeno duecento forme di islam e cita in un intervista a riprova quello “africano” che è assai diverso da quello arabo, saudita. “L’islam in Africa si è adattato agli africani diventando un ‘afroislam’, e allora mi chiedo perché in Europa non vi possa essere un ‘euroislam’, visto che chi vive in questo continente deve anche adattarvisi”.

Deve, per esempio imparare che in Europa vige la divisione tra politica e religione. “La religione fa parte dei diritti umani e appartiene alla sfera privata, mentre le leggi sulle quali si fondano le democrazie occidentali, valgono per tutti. Musulmano si è in moschea, tra le pareti di casa propria, per lo stato si è invece un cittadino con gli stessi diritti, indipendentemente dalla confessione che si provessa”. E ancora, vige la parità tra uomo e donna.

Ed è sul principio di questa parità che si innesta il progetto di Ateş: da qui lo spazio comune nel quale pregheranno tutti, e lei che reciterà la preghiera del venerdì. Perché molte delle associazioni musulmane presenti in Europa sono di diretta emanazione dello stato dal quale provengono i credenti e hanno come fine quello di spingere i fedeli a comportarsi come se fossero ancora nel paese d’origine. Certo, ammette Ateş anche la politica di integrazione non ha funzionato un gran che e le moschee non sono state intese come momento di integrazione nel tessuto sociale circostante. Non hanno svolto questo ruolo perché, d’altro canto ai nuovi arrivati spesso si è fatto capire che mai sarebbero mai stati cittadini al pari di quelli autoctoni. E questo ha ovviamente facilitato la missione delle associazioni islamiche, vedi quella saudita o quella turca Ditib, che tendono a creare enclave. Con pazienza e la collaborazione di sempre più musulmani che la pensano come lei, Ateş spera ora che la sua moschea un giorno diventi veramente un punto di incontro aperto a tutti.

@affaticati

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