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Giappone, il 2015 nei neologismi: i cinesi comprano, la gente protesta e il governo è confuso

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“Ondata di shopping compulsivo”. È questa, tra le altre, l’espressione premiata lo scorso primo dicembre come neologismo/parola di tendenza dell’anno, un riconoscimento che dà il polso della situazione politico-economica del paese arcipelago.

Dicembre tempo di bilanci. Anche dal punto di vista linguistico. A farlo in Giappone ci pensano una pubblicazione annuale — il Gendai yogo no kiso chishiki (letteralmente: L’abc dei neologismi) — e un premio ad essa legato, lo U-Can Shingo – ryukogo Taisho (Lo “U-Can Gran Prix per neologismi e parole di tendenza”).

Ogni anno la casa editrice Jiyu Kokumin-sha pubblica il libro, l’unico dizionario di neologismi della lingua giapponese. I compilatori prendono in esame tv, giornali, riviste e internet,  e in ogni edizione chiede ai lettori quali siano per loro le espressioni più in voga degli ultimi 12 mesi per l’edizione del premio e del libro dell’anno successivo.

“Buzzword” per eccellenza di quest’anno è “bakugai”, espressione coniata per riferirsi alla compulsione acquistereccia dei turisti cinesi che nel 2015 che hanno fatto segnare un boom di presenze.

Shuntaro Torigoe, giornalista che ha guidato il comitato di selezione di quest’anno, alla cerimonia di premiazione di quest’anno, tenutasi a Tokyo, ha spiegato che i vincitori “riflettono la realtà odierna del Giappone” nonché “l’aspetto della società giapponese nel 2015”.

Una delle realtà affermatesi quest’anno è che sempre più cinesi arrivano nel paese arcipelago e spendono i loro soldi in viaggi, alberghi, cibo e beni di consumo — dalle tavolette hi-tech per i wc alle cuociriso elettriche, dai cosmetici ai vestiti — sostenendo l’economia giapponese e facendo la fortuna di alcuni.

Tra questi Luo Yiwen, presidente della catena di negozi di elettronica Laox, che non a caso il primo dicembre ritirava il premio U-Can. Si stima infatti che quasi 1,5 milioni di turisti cinesi in cerca di prodotti duty-free abbia fatto acquisti da Laox. “Bakugai è un segno della qualità dei prodotti giapponesi”, ha detto Luo alla cerimonia.

Ma il risultato più interessante della ricerca di U-Can — al di là del successo clamoroso del rugby segnalato dalla premiazione dell’espressione “Goromaru pose” resa celebre dal vice-capitano della nazionale del Sol Levante Ayumi Goromaru — è il ritorno della politica al centro del dibattito pubblico, in un paese dove la partecipazione al voto è in continuo calo. 

Sono almeno tre le formule premiate che hanno un legame con la sfera della politica interna giapponese. La prima è emblematica: Abe seiji o yurusanai , ovvero “no alla politica di Abe”

La scrittrice Hisae Sawachi. Foto credit: singo.jiyu.co.jp

Agosto e settembre di quest’anno sono stati infatti due mesi piuttosto caldi nella politica nazionale giapponese che hanno portato alla riforma dell’esercito giapponese, una svolta senza precedenti dalla fine della Seconda guerra mondiale; un provvedimento che ha suscitato numerose proteste nella popolazione che, come non succedeva almeno dall’immediato post-Fukushima, è tornata nelle piazze e ha messo in discussione la popolarità del primo ministro Shinzo Abe. 

La scritta Abe seiji o yurusanai  campeggia ormai da mesi nelle manifestazioni contro il governo.

Il premio U-Can ha poi assegnato un riconoscimento anche ai SEALDs — un gruppo di studenti universitari contrari alle politiche dell’amministrazione Abe — e allo stesso governo di Tokyo per aver coniato l’espressione ichi oku sokatsuyaku shakai, letteralmente “una società in cui 100 milioni di persone sono attivamente coinvolte”. 

Quest’ultimo è uno degli obiettivi economico-demografico dell’attuale governo per fermare il declino della popolazione e far ripartire l’economia. Per questo il premier ha pensato di creare un ministero ad hoc e nominarvi a capo un suo fedelissimo, Katsunobu Kato

Il ministro per l' "attivo coinvolgimento della popolazione", Katsunobu Kato

Già oggetto di numerose incomprensioni — ad esempio su come tradurrla in inglese — il ministero neologistico rimane un enigma. Nello stesso dicastero sono state infatti raccolte svariate funzioni — spesso coincidenti con altri ministeri — dall’empowerment delle donne, alla questione delle abduzioni di cittadini giapponesi in Corea del Nord, dalla costruzione della “resilienza del paese” al rilancio economico. 

Ecco allora spiegato il perché dello status di “buzzword”. Tutti ne parlano, ma nessuno, forse nemmeno al governo, ci ha capito molto.

@Ondariva

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