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Giappone: nulla è perduto per Abe

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Giappone: le Olimpiadi di Tokyo sono state rimandate al 2021. Ma saranno l’occasione per competere nel mercato globale dell’innovazione con i progressi tecnologici raggiunti

Giappone: Olimpiadi rimandate al 2021. Una donna passa davanti agli anelli olimpici di fronte al Museo delle Olimpiadi del Giappone, a Tokyo, Giappone, 30 marzo 2020. REUTERS/Issei Kato

Una donna passa davanti agli anelli olimpici di fronte al Museo delle Olimpiadi del Giappone, a Tokyo, Giappone, 30 marzo 2020. REUTERS/Issei Kato

23 luglio 2021: questa data non sarà soltanto il giorno d’inizio delle Olimpiadi di Tokyo, rimandate di un anno a causa del coronavirus, ma rappresenterà anche un momento carico di grandi significati per l’intera popolazione mondiale, una sorta di grande festa dei popoli per la (auspicata) liberazione dalla pandemia del Covid-19. Per il Giappone sarà anche una preziosa occasione per rilanciare la propria economia, ma soprattutto per riposizionarsi sullo scacchiere globale e mostrare all’intero pianeta i suoi impressionanti avanzamenti nei settori della tecnologia e dell’innovazione.

Il rinvio delle Olimpiadi

In Giappone, rispetto ad altri Paesi, la diffusione del virus è stata più contenuta, ma alcuni focolai (come quello di Tokyo) hanno comunque destato una certa apprensione sin dai primi giorni dell’emergenza. Il rinvio delle Olimpiadi è stato deciso nella giornata dello scorso 24 marzo, quando la diffusione del Covid-19 aveva già mietuto migliaia di vittime in ogni parte del mondo. Lo storico accordo per il rinvio è stato raggiunto durante una telefonata tra il Primo Ministro giapponese, Shinzo Abe, e il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, il tedesco Thomas Bach, che pochi giorni prima aveva dichiarato che “la vita umana ha la priorità su tutto”.

Il rinvio dei Giochi deciso a marzo, in ogni caso, rappresenta un fatto storico senza precedenti. Le Olimpiadi, fino a questo momento, erano state cancellate soltanto a causa di eventi bellici, come avvenne nel 1940 durante la Seconda guerra mondiale. Per ironia della sorte, anche quell’anno i Giochi si sarebbero dovuti tenere in Giappone – prima le olimpiadi invernali di Sapporo, poi quelle estive a Tokyo −, ma vennero cancellati. Per ospitare un’altra edizione delle Olimpiadi il Giappone avrebbe dovuto attendere fino al 1964, quando si svolsero a Tokyo tra il 10 e il 24 ottobre.

Il rinvio dei Giochi costerà caro al Giappone: oltre ad aver già speso 12 miliardi di dollari per l’organizzazione delle Olimpiadi di Tokyo (dove erano attesi 11mila atleti da ogni parte del mondo), il Giappone dovrà farsi carico anche dei costi aggiuntivi legati al rinvio della manifestazione, che secondo alcuni analisti ammonterebbero a circa 2.6 miliardi di dollari. Per l’economia giapponese, già in contrazione anche prima del coronavirus, potrebbe trattarsi di un colpo durissimo. Secondo Katsuhiro Miyamoto, professore di economia dello sport alla Kansai University, il rinvio dei Giochi Olimpici potrebbe costare al Giappone circa 5.8 miliardi di dollari.

Il settore turistico

Uno dei settori più colpiti sarà senza dubbio il turismo: per il 2020, grazie alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi, il Governo sperava di raggiungere l’obiettivo dei 40 milioni di visitatori, ma la pandemia globale ha costretto Tokyo a rivedere i propri conti. Solo a marzo, il numero di turisti giunti in Giappone è calato del 93% rispetto all’anno precedente, con appena 193mila visitatori.

Il Paese, in ogni caso, è già al lavoro per preparare la manifestazione del 2021, che nei progetti di Tokyo sarà ancora più grandiosa e stupefacente di quella inizialmente progettata per quest’anno.

Le Olimpiadi del 2021, per il Giappone, rappresenteranno infatti una sensazionale occasione per rafforzare la propria immagine a livello globale, proprio come accadde nel 1964 durante l’ultima edizione dei Giochi Olimpici ospitati nell’arcipelago. In quell’occasione, Tokyo sfruttò le Olimpiadi per riguadagnare il rispetto globale dopo la Seconda guerra mondiale, dimostrando di condividere i valori pacifici e liberali della comunità internazionale. Quest’oggi, il riposizionamento del Giappone sulla scena mondiale è di natura più squisitamente economica, con un’attenzione particolare a due settori in cui il Giappone è tradizionalmente considerato un leader: la tecnologia e l’innovazione.

Tecnologia e innovazione

La leadership giapponese in fatto di tecnologia, data per assodata fino a qualche tempo fa, è ormai messa a rischio dall’avanzare di competitors sempre più agguerriti come i giganti della Silicon Valley, la Corea del Sud o la Cina, con la quale il Giappone sta silenziosamente rivaleggiando anche in altri ambiti (come nei progetti infrastrutturali nel sud-est asiatico, ad esempio). Nei piani del Giappone, le Olimpiadi del 2020 sarebbero state immensamente utili anche per mostrare al mondo i suoi progressi in campo tecnologico, con l’obiettivo di consolidare la propria posizione nel mercato globale dell’innovazione.

Tra i protagonisti delle Olimpiadi giapponesi non ci sarebbero stati soltanto gli atleti, ma anche i robot. Gli organizzatori avevano in mente di affidare ai robot i compiti più svariati, come portare i drink e gli snack agli spettatori, o addirittura accompagnare le persone con disabilità al proprio posto a sedere. Alcuni di essi sarebbero stati impiegati anche in campo, per recuperare giavellotti o proiettili sparati nel corso delle competizioni di tiro, e un robot-donna ad altezza naturale sarebbe stato posizionato in alcune delle principali stazioni del Paese, con lo scopo di dare indicazioni o suggerimenti ai visitatori che ne avessero avuto bisogno. Oltre allo spettacolo dello sport, insomma, in Giappone si sarebbe assistito anche a un’altra esibizione ugualmente eccitante, ossia quella legata all’innovazione e allo strapotere tecnologico racchiuso nelle potenzialità del Paese.

Spesa da un miliardo di dollari

Una delle realizzazioni più spettacolari allestite in occasione delle Olimpiadi è senza dubbio il nuovo stadio olimpico di Tokyo, per il quale il Giappone ha speso più di un miliardo di dollari. Disegnato dall’architetto Kengo Kuma, lo stadio si presenta con il tetto e le facciate interamente in legno, alle quali si aggiungeranno anche dei giardini verticali. L’effetto è mozzafiato non solo per gli spettatori, ma anche per chi lo ammira dall’esterno. Il nuovo stadio Olimpico combina alla perfezione il rispetto per l’ambiente, la bellezza estetica e la tecnologia avanzata, e nell’insieme è un vero e proprio gioiello con pochi eguali al mondo. Lo stadio, che potrà ospitare fino a 60mila persone, potrà contare infatti su avanzati sistemi di ventilazione che abbasseranno notevolmente le temperature sugli spalti (molto intense nelle estati giapponesi), ma anche all’interno del campo.

Tutto ciò, naturalmente, sarà rimandato di un anno. E con dodici mesi in più a disposizione, con ogni probabilità il Giappone sarà in grado di proporre altre meraviglie tecnologiche con cui stupire il mondo intero. Prima dell’emergenza coronavirus, gli organizzatori delle Olimpiadi avevano pensato di animare l’accensione della torcia olimpica con un’esibizione di una delle auto volanti realizzate da Toyota, ma per il momento l’idea è stata accantonata. A fine aprile, in ogni caso, il team SkyDrive di Toyota ha completato il primo test di un veicolo volante, il cui lancio è previsto per il 2023.

La reputazione globale

I tempi sembrano dunque maturi per un riposizionamento globale del Giappone, soprattutto se si considera l’assertività mostrata negli ultimi anni dall’amministrazione Abe. L’enfasi recentemente posta dall’amministrazione Abe sui progetti infrastrutturali di qualità, ad esempio, testimonia alla perfezione la volontà del Giappone di emergere nuovamente sulla scena globale da potenza protagonista, come un attore autorevole che condivide i valori liberali dei suoi principali alleati.

Dal successo delle Olimpiadi del 2021 non dipenderà soltanto la reputazione globale del Giappone, ma anche il futuro del suo Primo Ministro, Shinzo Abe, il cui consenso ha recentemente subito una forte contrazione (5 punti percentuali in meno solo ad aprile, secondo l’agenzia di stampa Kyodo). Nel pieno dell’emergenza coronavirus, il premier è stato infatti aspramente criticato per le decisioni tardive nel proclamare lo stato d’emergenza e di rinviare le Olimpiadi (l’Oms aveva dichiarato la pandemia l’11 marzo, ma il rinvio dei Giochi è arrivato quasi due settimane dopo). La partita per il destino di Abe, e del Giappone intero, è dunque più aperta che mai, e con ogni probabilità si deciderà a partire dal 23 luglio 2021, quando a guardarla ci sarà l’intero pianeta.

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di giugno/luglio di eastwest.

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