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Giappone, una potenza nucleare “in potenza”

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Mentre sale l’attesa per il discorso sul nucleare di Obama a Hiroshima la prossima settimana, l’ex premier giapponese Koizumi vola in California per rilanciare il suo impegno no nuke. Ma la sua voce sembra poco ascoltata in patria. Di più, le tensioni in Asia, dicono alcuni analisti, potrebbero risvegliare il potenziale nucleare del Giappone.

In visita in California,  Jun’ichiro Koizumi ha offerto questa settimana il suo appoggio a un gruppo di ex marine Usa impegnati nel 2011 nelle operazioni di soccorso intorno a Fukushima. «Alcuni soldati americani che hanno dato tutto per fornirci aiuto ora soffrono di gravissime malattie. Non possiamo ignorare la situazione», ha detto l’ex primo ministro giapponese.

Nel 2012, oltre 400 ex militari Usa impegnati sulla portaerei Ronald Reagan all’operazione umanitaria «Tomodachi» («amici» in giapponese) hanno deciso di fare causa a Tokyo Electric (Tepco), la utility che gestisce la centrale nucleare danneggiata da terremoto e tsunami nel marzo di cinque anni fa. L’accusa contro l’azienda è di non aver fornito al personale militare Usa informazioni adeguate sul rischio di esposizione alle fuoriuscite radioattive della centrale di Fukushima Daiichi. Negli ultimi cinque anni, alcuni militari impegnati nell’operazione sono morti di cancro e leucemie. I veterani hanno così deciso di rivolgersi alla giustizia giapponese. In lacrime, Koizumi ha chiesto sia ai sostenitori che agli oppositori del nucleare in Giappone di «pensare a cosa possa essere fatto per loro».

Il 74enne ex leader del Partito liberaldemocratico ha concluso dichiarando di essere fiducioso nei confronti della prossima visita di Obama a Hiroshima. «Sarà importante vedere come si legherà alla riduzione e alla definitiva eliminazione delle armi nucleari».

L’ex politico, definito il “mentore” dell’attuale primo ministro Shinzo Abe, è stato tra i più popolari capi di governo del dopoguerra e, per ora, il più politicamente longevo — ha governato tra il 2001 e il 2006. Nel 2014, insieme a un altro ex primo ministro, Morihiro Hosokawa, ha lanciato una piattaforma politica «no nuke» per la corsa al governo metropolitano di Tokyo. La sua influenza all’interno della piattaforma conservatrice però appare oggi limitata, nonostante l’ascesa del figlio Shinjiro. Il governo di Tokyo, che nell’ultimo anno ha spinto per la riattivazione di due centrali nucleari, non sembra infatti condividere le preoccupazioni del vecchio leader. La questione energetica è di primaria importanza per Abe & co. Ma nucleare civile e nucleare a scopo militare sono due concetti difficilmente separabili

Secondo alcuni analisti, il panorama della sicurezza in Nordest asiatico sta per vivere un momento di rottura. Settant’anni dopo aver subito il primo bombardamento atomico, il Giappone potrebbe affermarsi come potenza nucleare.

Come scriveva Henry Sokolski, direttore del Nonproliferation Policy Education Center di Washington, sul Wall Street Journal, Giappone e Corea del Sud potrebbero presto riarmarsi — e una presidenza Trump potrebbe accelerare il processo — anche con l’atomica in funzione anti-Corea del Nord.

Il Giappone avrebbe già una cospicua riserva di materiali utilizzabili per la costruzione di ordigni  (11 tonnellate di plutonio) ed entro il 2018 potrebbe attivare un impianto di riprocessamento, Rokkasho, nel Nord dell’isola principale dell’arcipelago, dove «riciclare» il combustibile esaurito. A marzo di quest’anno, inoltre, Yusuke Yokobatake, direttore generale dell’ufficio legislativo del governo di Tokyo, era stato (forse involontariamente) chiaro. Rispondendo in Parlamento a un parlamentare dell’opposizione aveva affermato che la Costituzione giapponese restringe l’uso di armi, ma non proibisce l’uso «di qualsiasi genere di arma nucleare»

Insomma, sembra dire Sokolski, Obama farebbe bene a chiedere un «time-out» sullo stoccaggio e riprocessamento del plutonio in Asia. O il rischio è una corsa all’atomica — con protagonisti inediti come il Giappone — che potrebbe destabilizzare l’intera regione e il mondo.

@Ondariva

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