Gli accordi di Minsk cadono a Debaltsevo. La Russia piglia tutto


Gli accordi per un cessate il fuoco firmati a Minsk lo scorso 12 febbraio tra i leader di Russia, Germania, Francia e Ucraina, non sono durati che il tempo di un respiro. Già nella notte del 13 febbraio le autorità di Kiev denunciavano l’ingresso in Ucraina orientale di una colonna di cinquanta blindati provenienti dalla Russia.

Gli accordi per un cessate il fuoco firmati a Minsk lo scorso 12 febbraio tra i leader di Russia, Germania, Francia e Ucraina, non sono durati che il tempo di un respiro. Già nella notte del 13 febbraio le autorità di Kiev denunciavano l’ingresso in Ucraina orientale di una colonna di cinquanta blindati provenienti dalla Russia.

Debaltseve, UkraineA military boot is seen at the road near Debaltseve, eastern Ukraine, February 17, 2015. Government forces and pro-Russian separatists said they would not carry out an agreement to pull back heavy guns in east Ukraine on Tuesday, pushing a shaky peace deal closer to collapse. REUTERS/Gleb Garanich

I timori, poi dimostratisi fondati, erano che si trattasse di rinforzi per le truppe filorusse concentrate nell’assedio di Debaltsevo, scenario degli scontri delle ultime settimane. La tregua, che avrebbe dovuto entrare in vigore dalla mezzanotte del 15 febbraio, prevedeva un ritiro delle truppe da entrambe le parti per creare una zona di sicurezza (50 km nel caso di sistemi di artiglieria del calibro di 100 mm, e più di 140 km per i lanciarazzi) ma i separatisti hanno sostenuto che Debaltsevo non era compresa negli accordi di pace. Tuttavia, a leggere i documenti ufficiali diffusi in primo luogo dal Cremlino, questa eccezione agli accordi non compare da nessuna parte.

 

Ora Debaltsevo, importante snodo ferroviario tra le roccaforti separatiste di Lugansk e Donetsk, è caduta in mano ai filorussi e l’esercito ucraino è frettolosamente ripiegato verso l’interno del paese con il suo carico di rottami e di feriti. Il morale delle truppe di Kiev è ai minimi, come dimostrano le molte diserzioni, e Poroshenko chiede che siano i caschi blu dell’ONU a vigilare su quel che resta degli accordi di Minsk.

Accordi che sono stati fin da subito salutati dalla stampa occidentale come un successo della diplomazia europea, al punto che il New York Times ha azzardato un paragone tra Angela Merkel e John F. Kennedy, ma che – a ben vedere – hanno visto in Vladimir Putin il vero e unico vincitore. Dopo quindici ore di trattativa, il risultato è stato un documento in tredici punti che poco si discosta da quello siglato, sempre a Minsk, il 4 settembre scorso e mai rispettato dalle parti in conflitto.  Tale documento sanciva un cessate-il-fuoco in vigore dal 15 febbraio, e prevedeva la creazione di una zona cuscinetto tra i due fronti, aprendo a una possibile riforma costituzionale in senso federale per l’Ucraina.

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