Gli artigli del drago


“Il popolo cinese si è alzato in piedi”. Era il 1949 quando Mao Zedong salì al potere in un paese fiacco, ancorché vivo, dopo il lungo “secolo dell’Umiliazione”. Il Grande Timoniere riunificò una nazione allo sbando, militarizzandola. Sessanta anni dopo, per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, la Cina è il quinto esportatore di armi al mondo.

“Il popolo cinese si è alzato in piedi”. Era il 1949 quando Mao Zedong salì al potere in un paese fiacco, ancorché vivo, dopo il lungo “secolo dell’Umiliazione”. Il Grande Timoniere riunificò una nazione allo sbando, militarizzandola. Sessanta anni dopo, per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, la Cina è il quinto esportatore di armi al mondo.

 

 

La seconda potenza economica del pianeta punta ad affermare anche la propria forza militare. Da quando ha iniziato a produrre armi sofisticate, Pechino compra sempre meno armi e ne vende sempre di più. Il Drago non svela le cifre ufficiali. I dati resi noti a marzo sono elaborati dal think tank di Stoccolma, Sipri, che dal 1950 pubblica il rapporto annuale Trends in International Arms Transfer. I cinesi – scandiscono i ricercatori svedesi – vendono armi soprattutto al Pakistan, storico alleato di Pechino, alimentando le ansie dell’India, comune rivale. Islamabad compra il 55% delle armi cinesi, un trend destinato a consolidarsi.

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