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Nomine Ue: il rebus della commissaria italiana

Tra Buongiorno e Trenta sale la Belloni (Farnesina)

La Presidente eletta della Commissione Europea Ursula von der Leyen partecipa a una conferenza stampa dopo la votazione sulla sua elezione al Parlamento Europeo a Strasburgo, Francia 16 luglio 2019. REUTERS/Vincent Kessler
La Presidente eletta della Commissione Europea Ursula von der Leyen partecipa a una conferenza stampa dopo la votazione sulla sua elezione al Parlamento Europeo a Strasburgo, Francia 16 luglio 2019. REUTERS/Vincent Kessler

La deadline per presentare i nomi dei nuovi commissari europei è già fissata al 26 agosto. Entro quella data gli Stati membri dovranno fare conoscere alla Presidente Ursula von der Leyen i loro candidati.

Nella prospettiva di un’Europa molto più comunitaria e molto meno intergovernativa la von der Leyen è fortemente determinata a difendere le sue prerogative sulla scelta finale dei commissari e sui portafogli da assegnare loro. Alcuni paletti li ha già fissati, come ad esempio il fatto che ogni Governo dovrà presentare una doppia opzione, un uomo e una donna, per rispettare alla lettera la parità di genere alla quale la nuova Presidente non intende rinunciare.

Alcuni Paesi (come la Repubblica ceca) si sono già fatti avanti proponendo solo un nome al femminile. Del resto, dai conti ancora non ufficiali sembrerebbe che sono rimasti liberi per gli uomini solo tre posti nel collegio dei commissari. E, sempre da fonti non ufficiali, sembrerebbe che la nuova Presidente ha già respinto come “unfit” ben dieci proposte di nomi presentati da altrettanti Paesi.

Il caso poi si complica ulteriormente quando la designazione del commissario va a impattare direttamente con le vicende della politica interna. È il caso dell’Italia. Il premier Giuseppe Conte, nella conferenza stampa dopo l’ultimo Consiglio Europeo che ha approvato il pacchetto di nomine europee, oltre a vantarsi di avere sconfitto (sic!) il duopolio franco-tedesco ha spiegato che l’esito delle ultime elezioni europee ha di fatto messo nelle mani della Lega la scelta del commissario europeo per di più per un portafoglio di peso economico come la Concorrenza.

L’elezione a Strasburgo della von der Leyen con i voti del Movimento 5 Stelle e il no della Lega ha fatto tramontare quella ipotesi, tanto che ieri il candidato della Lega Giancarlo Giorgetti si è recato (cosa abbastanza irrituale) al Quirinale per rinunciare alla candidatura nel timore di essere bocciato preventivamente alla nuova Presidente oppure di venire “impallinato” nella successiva audizione del Parlamento Europeo.

Torna in pista quindi il candidato “tecnico” Enzo Moavero, profondo conoscitore dei meccanismi comunitari. Resta però ancora da sciogliere il nodo della candidata donna. I nomi più accreditati finora sono stati quelli del Ministro della Funzione pubblica Giulia Buongiorno e della responsabile della Difesa (M5S) Elisabetta Trenta. Nel primo caso si tratterebbe di un incarico totalmente nuovo per l’avvocatessa romana mentre la Trenta può vantare un rapporto diretto con la nuova Presidente consolidato nelle riunioni Nato a Bruxelles e in vari colloqui bilaterali degli ultimi mesi. Sarebbe stata proprio lei, tra l’altro, a convincere i parlamentari del suo partito ad appoggiare la von der Leyen, cosa che è stata già ricompensata con la nomina di Castaldo a vicepresidente dell’Europarlamento anche se i pentastellati non appartengono a nessuna delle tre famiglie che compongono la maggioranza del nuovo esecutivo. Sembra che la von der Leyen avrebbe scritto un biglietto alla Trenta per mostrarle riconoscenza: “You did that, I will remember. Thanks” (“È merito tuo, me ne ricorderò, grazie”).

Ma contro la candidatura della Trenta gioca il “veto” della Lega e, in particolare, di Salvini che l’ha inserita nella “lista nera” dei Ministri di 5 Stelle “incompetenti” al pari di Toninelli. Nel caso della Trenta perché non solo non lo avrebbe aiutato a bloccare le navi della Ong con unità della Marina militare ma, dispiegando nel Mediterraneo altre navi per salvare i migranti, avrebbe favorito il cosiddetto “pull factor”.

Come uscire dalla situazione? Con una candidatura femminile ma questa volta più “tecnica” ben vista (o comunque non osteggiata) sia da 5 Stelle che dalla Lega, ossia quella dell’attuale Segretario Generale della Farnesina, Elisabetta Belloni.  

@pelosigerardo

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