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Dazi Usa, via libera dal Wto

Bufala salva grazie alla moglie di Pompeo, il vino grazie al figlio di Trump. Salvo anche il Made in Italy di Barilla e Ferrero, a dispetto dei biscotti inglesi e francesi

Un sommelier versa un bicchiere di vino rosso, Italia. REUTERS/Isla Binnie
Un sommelier versa un bicchiere di vino rosso, Italia. REUTERS/Isla Binnie

Nella complessa partita delle ritorsioni commerciali autorizzate dal Wto agli Usa per gli aiuti di Stato concessi dall'Europa al consorzio Airbus ai danni della Boeing, si mescolano questioni di varia natura, non escluse valutazioni di carattere personale. Nella sua visita in Italia e soprattutto nel viaggio a Pacentro, in Abruzzo, Paese di origine dei nonni, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, non ha fatto nulla per nascondere la sua predilezione per il cibo italiano. Un vero culto per l'Italian food trasmesso anche alla moglie Susan.

Secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbe proprio lei, e il suo irrinunciabile desiderio di trovare quasi ogni giorno sulla tavola mozzarella di bufala campana, ad avere indotto il segretario al commercio Usa, Wilbur Ross, a esonerare la bufala dall'elenco dei prodotti agroalimentari italiani oggetto di un aumento dei dazi.

Attualmente sulla bufala grava un'imposta di 2 euro al chilo mentre trasporto e rivendita arrivano a pesare fino a 20 euro al chilo. Se oggi si pagano 40 euro al chilo, con i dazi si sarebbe arrivati a 60 euro. Con gli stessi dollari un americano avrebbe potuto portarsi a casa solo due mozzarelle anziché tre. Un balzello che purtroppo graverà su parmigiano, grana e pecorino che, non essendo Dop come la bufala, sono prodotti da aziende Usa (una lobby potentissima), quasi tutte concentrate nel Wisconsin e che riforniscono la rete di Domino Pizza.

Anche per l'esenzione del Prosecco e dei vini italiani dall'elenco dei dazi avrebbero pesato argomentazioni "familiari". Più in particolare, il vino Trump prodotto in Virginia dal figlio del Presidente americano, Eric, pur essendo di non eccelsa qualità, avrebbe come suoi competitori diretti alcuni Grand Cru francesi. Questo avrebbe portato a penalizzare i prodotti francesi e salvare quelli italiani. Ma in questo caso un elemento decisivo sarebbero state le ritorsioni verso Parigi, che avrebbero applicato una tassa aggiuntiva sui giganti del web, da Google ad Amazon.

E, sempre per restare nell'incrocio inusuale tra aerospazio e fornelli, anche l'olio extravergine di oliva italiano ha subito un trattamento di favore a differenza di quelli spagnoli, così come i dolci e biscotti di Barilla e Ferrero (prossimo Presidente della Ferrero sarà tra l'altro l'ex Ministro degli Esteri, Enzo Moavero), a differenza dei biscotti di Regno Unito e Francia, due Paesi che nel consorzio Airbus ci sono da sempre. A differenza dell'Italia, che non è nel consorzio e viene trattata con maggiore indulgenza da Washington.

@pelosigerardo

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