Nella contesa tra Roma e Parigi il comunicato del Qai d’Orsay che annuncia il ritiro dell’ambasciatore Christian Masset parla di vere e proprie dichiarazioni oltraggiose nei confronti delle autorità francesi. Difficile non andare con la memoria a quanto dichiarato solo pochi giorni fa dal Sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano secondo il quale il Presidente francese Emmanuel Macron avrebbe il difetto di «parlare a sproposito, facendo una sorta di gara a chi la spara più grossa per rimarcare la propria grandezza». Insomma, secondo Di Stefano, Macron sarebbe vittima – udite, udite – della classica “sindrome del pene piccolo”, insomma un frustrato che ha bisogno di continue conferme per superare i molti complessi di inferiorità. Nella polemica tra Paesi e alte personalità della politica difficilmente si era giunti a un livello così basso ma quello che Di Stefano dimostra di ignorare totalmente è che non sempre la lunghezza del pene (intesa in questo caso anche come accresciuta capacità di leadership e abilità politica oltre che largo consenso nel popolo) coincide direttamente con la forza e “virilità” di un Paese.

Lo stesso Napoleone, raccontano gli annali, da un esame autoptico successivo alla sua morte evidenziò un pene di dimensioni ridotte sicut pueris. Questo non gli ha impedito, tuttavia, di essere quello che è stato, un grande militare, leader e uomo politico che ha rivoluzionato la storia del mondo. Senza contare – e forse neppure questo Di Stefano sa – che la dimensione ridotta dei genitali maschili nell’iconografia classica greca e romana era un tributo alla temperanza, responsabilità e moderazione. Insomma tutto il contrario del priapismo o celodurismo leghista. Quest’ultimo avrà modo comunque di dimostrare le sue capacità nel duello con la Francia. Perchè i veri conti, come sempre, si fanno alla fine.

@pelosigerardo