Consiglio Italia-Usa: comincia il dopo Marchionne

Parte il confronto transatlantico a New York. Scaramuccia Riotta-Siniscalco per l’eredità

La sede della New York Stock Exchange (NYSE) a Wall Street, New York, Stati Uniti, 3 gennaio 2019. REUTERS/Shannon Stapleton
La sede della New York Stock Exchange (NYSE) a Wall Street, New York, Stati Uniti, 3 gennaio 2019. REUTERS/Shannon Stapleton

Era un altro mondo quello che Gianni Agnelli e David Rockfeller volevano scrutare dalle due sponde dell’Atlantico con la creazione del Consiglio per le relazioni Italia-Usa. Un think tank di politici, giornalisti, imprenditori e studiosi che per anni ha tenuto vivi e rinsaldati i rapporti tra Italia e Stati Uniti anche nei momenti più bui (gli anni di piombo) e in quelli della crisi economica. C’è stata, tuttavia, sempre comprensione per le rispettive difficoltà, condivisione dei problemi, assunzione di responsabilità comuni. Poi è cominciato il dopo Agnelli e il dopo Rockfeller con Marco Tronchetti Provera che pure rappresenta un pezzo importante dell’imprenditoria italiana. 

È venuta infine l’era Marchionne con il sapore della rivoluzione e della speranza (più a Detroit che a Torino. Per la prima volta dopo decenni era stato cancellato il tradizionale appuntamento estivo di Venezia (molto caro agli ospiti americani) per trasferire l’incontro a Maranello. Ma non c’è stato tempo. La malattia di Marchionne ha modificato tutte le agende, compresa quella del Consiglio Italia/Usa.

Oggi, dopo una non facile elaborazione, il Consiglio si riunisce a New York con guest speaker italiano il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, il volto più presentabile della Lega, quello che sta cercando di convincere gli investitori americani di Wall Street ad avere ancora fiducia nel nostro Paese nonostante la recessione, il reddito di cittadinanza e quota 100. C’era chi avrebbe voluto portare a New York Salvini stesso o Di Maio. Poi la scelta, anche dentro il Governo, è caduta su Giorgetti. Più rassicurante, più in sintonia con il “wording” delle imprese.

Una riunione interlocutoria quella di oggi e domani in Consiglio ma utile a capire chi guiderà in futuro la riflessione del think tank italo-americano. Perché, a partire dall’elaborazione del programma non sono mancati incomprensioni e piccoli screzi tra i soci italiani. In particolare tra il giornalista Gianni Riotta e l’ex Ministro dell’Economia Domenico Siniscalco amministratore delegato e vicepresidente della Morgan Stanley dal 2006 e attuale copresidente del Consiglio per la parte italiana. È toccato a lui aprire i lavori della riunione di New York ieri e toccherà a lui oggi avviare il confronto sul futuro della finanza globale. Un ruolo di primo piano che gli viene riconosciuto sia da parte dei soci italiani che da quelli americani ma che è stato frutto di non facili compromessi.

Il Vicepresidente del Consiglio, già all’epoca di Marchionne, era il giornalista Gianni Riotta che si sentiva investito del ruolo di portare avanti la legacy dell’ex Presidente. Per di più avrebbe voluto far pesare il fatto che ormai, non rivestendo più alcun ruolo operativo nei giornali italiani, trascorre più tempo negli States che in Italia ed è quindi a contatto diretto con la realtà Usa. Ma alla fine il curriculum di Siniscalco ha fatto giustizia di ogni eventuale rivendicazione.  

@pelosigerardo

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