Haiti: nuovo terremoto, nuova sfida per la cooperazione internazionale


Un terremoto di magnitudo 7,2 ha provocato l'ennesimo disastro umanitario ad Haiti. Scattati i meccanismi della cooperazione internazionale, in quella che nel 2010 fu ribattezzata la “Repubblica delle Ong”

Federico Larsen Federico Larsen
[BUENOS AIRES] Giornalista e docente italo-argentino. Collabora con Limes, El Pais Digital, Il Manifesto e altri. È membro dell’Istituto di relazioni internazionali dell’Università Nazionale di La Plata.

Un terremoto di magnitudo 7,2 ha provocato l’ennesimo disastro umanitario ad Haiti. Scattati i meccanismi della cooperazione internazionale, in quella che nel 2010 fu ribattezzata la “Repubblica delle Ong”

Sono 1.941 le vittime accertate finora dalla Protezione civile haitiana dopo il terremoto di 7.2 gradi della scala Richter che si è abbattuto nel centro-sud del Paese lo scorso 14 agosto. 9.900 i feriti, 60.000 case completamente distrutte e 76.000 edifici danneggiati è il saldo provvisorio, destinato probabilmente a salire, mentre in questi giorni si abbatte sulle coste haitiane anche l’uragano Greta.

Haiti, il Paese più povero del continente e tra i più disuguali del mondo, è dilaniato al contempo dalle catastrofi naturali e dagli effetti di una profonda crisi politica. Lo scorso 7 luglio è stato assassinato il Presidente Jovenel Moïse da un commando di 26 mercenari. Movente e dinamica del crimine sono ancora un mistero. La sera prima del terremoto, il giudice incaricato del caso, Mathieu Chanlatte, ha presentato le proprie dimissioni per ragioni di sicurezza.

La situazione attuale ricorda da vicino quella vissuta nel gennaio del 2010, quando un terremoto di magnitudo 7 gradi distrusse la capitale, Porto Principe, causando la morte di quasi 300.000 persone in meno di un minuto. Da quella tragedia il Paese non si è più sollevato, e undici anni più tardi vi sono ancora decine di migliaia di sfollati stipati nelle tendopoli ai margini della città. Come allora, Governi, Ong e cooperanti si sono già messi in moto per far arrivare aiuti. Il Presidente degli Stati Uniti ha nominato l’attuale amministratrice dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (Usaid) Samantha Power per coordinare l’invio di donazioni e squadre di soccorso. Anche i Governi di Messico, Cuba e Repubblica Dominicana hanno fatto arrivare cibo e materiale sanitario, e l’Unione europea ha già stanziato 3 milioni di euro in aiuti. “Tutto dovrà entrare dalla stessa porta”, ha però ammonito il Primo Ministro haitiano Ariel Henry, remore degli scandali seguiti all’assistenza umanitaria piombata senza alcun controllo sulla penisola undici anni fa. “Per la ricostruzione, tutto deve essere supervisionato a livello dello Stato centrale e coordinato dalle direzioni regionali”, ha avvertito.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img

La Pop Art e la critica del sistema

Prezzi dell’energia: una politica per soluzioni durature

Usa, il Pentagono indaga sugli UFO

Autodistruzione imperiale

Trattato del Quirinale: Macron punta sull’Italia