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Libano: Hassan Diab nuovo premier

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Succede ad Hariri e prende in mano un Paese lacerato dai conflitti interni e da una grave crisi economica

L’indipendente Hassan Diab è il nuovo Primo Ministro del Libano. Con 69 voti su 128, il Parlamento ha dato il via libera alla sua nomina, che porterà alla formazione di un Governo composto da soli 19 Ministri: un numero decisamente inferiore a quello di Saad Hariri, che lo scorso anno nominò ben 30 persone dopo una trattativa durata 9 mesi.

Un Governo snello e prettamente tecnico, che innalza a 6, rispetto alle 4 del precedente, il numero di donne alla guida dei Ministeri. Un nome di peso è quello di Zeina Akar Adra, prima esponente di sesso femminile nominata Ministra della Difesa. Le altre: Manal Abdull Samad sarà a capo del Ministero dell’Informazione, Ghada Shreim al Ministero per I Rifugiati, Lamia Yamen Al-Dwaihi al Ministero del Lavoro, Mary Claude Negm al Ministero della Giustizia, Fretinne Ohanyan al Ministero dello Sport.

Il nuovo Governo è appoggiato dal partito d’ispirazione sciita Hezbollah, insieme al Free Patriotic Movement, Amal, Marada, il Partito Democratico Libanese, il Raggruppamento Sunnita pro Hezbollah e Tashnag. Nella giornata di ieri l’esecutivo si è riunito per la prima volta, con il passaggio di consegne da parte del Presidente Michel Aoun. “È necessario” — ha affermato il Presidente — “trovare una soluzione alla crisi economica, riconquistare la fiducia della comunità internazionale verso le istituzioni libanesi e rassicurare i cittadini sul loro futuro.”

Diab, professore di ingegneria e già Ministro dell’Istruzione dal 2005 al 2011 nella compagine guidata da Najib Mikati, ha detto che “questo Governo rappresenta le aspirazioni dei manifestanti che si sono mobilitati su tutto il territorio nazionale e si batterà per andare incontro alle loro richieste di indipendenza del potere giudiziario, per la restituzione dei fondi rubati, per la lotta contro i guadagni illegali”.

La fine della crisi politica in Libano apre la strada alle trattative con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, per la creazione di un percorso necessario e finalizzato all’uscita dallo sconforto nel quale un’intera nazione è piombata da tre mesi. Con un alto debito pubblico, arrivato a 86,2 miliardi di dollari, un rapporto deficit/Pil stimato a oltre il 151% e una crescita che si aggira intorno allo 0,2%, il Paese dei cedri necessita grandi riforme strutturali, in un contesto politico estremamente delicato.

Alle proteste avvenute in tutta la nazione, un malcontento diffuso sfociato nella violenza e che ha portato alla fine dell’esecutivo Hariri, si aggiunge la posizione geostrategica del Libano e il rapporto con Israele e Iran. La stabilità del Paese è fondamentale per tutta la regione, che non può permettersi un ulteriore conflitto che, d’altro canto, su suolo libanese si perpetua tramite lo sconto Tel Aviv – Teheran.

@melonimatteo

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