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Il mio Honduras vittima di una grande frode ora rischia la guerra civile

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L’ex presidente Joh si dichiara vittorioso, ma l’opposizione scende in strada denunciando brogli. E il potere risponde. “Non ho mai visto una repressione così feroce”, racconta Padre Melo, coscienza critica del Paese. Che ora, dato anche “il silenzio complice degli Usa”, teme il peggio

L’Honduras è in un vicolo cieco. E ribolle di collera e di paura. Ci sono voluti 20 giorni per conoscere il risultato ufficiale delle elezioni in Honduras, tenute il 26 novembre scorso. Il Tribunale Supremo Elettorale ha dato come vincitore il presidente uscente Juan Orlando Hernández, da tutti chiamato Joh.

Secondo il Tribunale, considerato come sua lunga mano, Joh avrebbe distaccato di circa 50 mila voti Salvador Nasralla, un famoso presentatore televisivo ora a capo della Alianza oposidora contra la dictadura, un agglomerato di centro-sinistra che fin dal nome scelto ricorda all’avversario di aver guidato il golpe nel 2009 contro Manuel Zelaya, ne denuncia il piglio autoritario e l’intenzione di rimanere in carica costi quel che costi.

Sono tali e tante le denunce e le prove di irregolarità e di brogli, che la stessa Organizzazione degli Stati Americani (Oea) ha pochi dubbi sulla legittimità del voto e chiede di rifare le elezioni. Fin dalla chiusura delle urne migliaia di persone sono scese in strada, dove è scattata la repressione che ha lasciato 16 morti e 1675 detenuti, secondo il Comitato nazionale per i diritti umani.

Per capire cosa stia succedendo in queste ore nel Paese centroamericano, ci viene in aiuto padre Ismael Moreno, un gesuita che negli anni è diventato la coscienza critica dell’Honduras, mentre attivisti sociali e per i diritti umani cadevano assassinati. Padre Melo, come tutti lo chiamano, era il miglior amico e alleato di Berta Cáceres, la famosa ambientalista e militante indigena uccisa nel marzo del 2016. Dalle frequenze di Radio Progreso (che ha due redazioni, una a Tegucigalpa e l’altra a Progreso), padre Melo denuncia l’impossibile. Pochi giorni fa, un attentato dinamitardo ha fatto saltare un’antenna della radio nella capitale hondureña.

Lui sfoggia uno sguardo dolce e delle parole durissime: «Temo che tutto si stia trascinando in un disastro e sull’orlo di una guerra civile».

Quale è la situazione in questo momento in Honduras, padre Melo?

«La grande frode si è già consumata. Ora si sta blanqueando el fraude, si ricicla l’imbroglio dentro un quadro accettabile, da normalizzare il più possibile. E a favore giocano una serie di attori che già si stanno muovendo su più fronti: a livello internazionale, temo che tutti si allineeranno al silenzio complice del Dipartimento di Stato Usa che accetta il golpe elettorale perché non vuole avere un governo che non può controllare. A livello interno, i grandi gruppi economici e i media minimizzano ciò che sta succedendo nelle strade e scommettono tutto sul clima natalizio».

E il Presidente che mosse fa?

«Joh si muove tessendo alleanze, distribuendo soldi e regalie ai corpi militari e di polizia e poi dispiegando una repressione nelle strade che poche volte ho visto così feroce, neanche durante i governi militari. Solo a Progreso, che è una piccola città, ci sono 1000 effettivi tra militari e polizia, armati fino ai denti».

In questi giorni Hernández ha lanciato un dialogo all’opposizione: crede che avrà seguito?

«Non credo ci siano le condizioni. Hernández dovrebbe riconoscere che c’è stata una frode. La Alianza non accetterebbe mai di sedersi ad altre condizioni. Non deve! E comunque la reazione popolare è così forte che va al di là di quel risultato elettorale».

Lei ha più volte messo in guardia in questi giorni dal rischio di una guerra civile

«C’è una situazione di grande caos in Honduras. La violenza, di cui già soffre questo Paese, si è nuovamente alimentata nelle strade, per il ripudio vasto e collettivo di fronte a quello che rappresenta questo presidente. E nelle città hanno fatto la loro comparsa gruppi violenti e bande criminali. Quello che dico è che ci sono tutte le condizioni perché un’onda di violenza possa sfociare in qualcosa di peggiore».

Ma la Alianza ha la forza politica per gestire una situazione così delicata?

«Siamo di fronte a un movimento sociale cui sta stretto l’ambito dei partiti, mi sembra sia qualcosa di più profondo che si è mosso. E la Alianza non ha la capacità o la forza per guidare tutti gli attori in gioco. Nasralla ha un carisma mediatico, sa coagulare simpatie ben oltre i partiti della coalizione. Ma non so se sia un vero leader politico».

Poi ci sono gli altri attori sociali, come le vostre organizzazioni della società civile e la Chiesa.

«La nostra è una piccola voce. Sembra forte perché gli altri sono così screditati… Come si dice? Nel Paese dei ciechi, gli strabici sono dei re [ride]. Ma siamo tenaci con la nostra dignità, convinti che sia possibile vivere in uno Stato di diritto. La Chiesa qui è cauta ma non è stata all’altezza di una parola ferma e critica. Io spero che papa Francesco rivolga gli occhi sull’Honduras, prima che sia troppo tardi».

 @fabiobozzato

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