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Hong Kong, ondata di arresti

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Hong Kong: numerosi arresti per le manifestazioni dello scorso anno. Critiche dagli Usa ma la Cina risponde: non interferite

Hong Kong: ondata di arresti

La polizia antisommossa ha disperso i manifestanti antigovernativi dopo uno scontro, a Mong Kok, a Hong Kong, Cina, 29 febbraio 2020. REUTERS/Tyrone Siu

Nei giorni scorsi la polizia di Hong Kong ha eseguito numerosi arresti che hanno colpito il movimento di protesta sviluppatosi nel 2019, contrario alla legge sull’estradizione in Cina. Le custodie cautelari attuate hanno portato al carcere nomi di peso del mondo politico, economico e dell’avvocatura dell’ex colonia britannica. Tra questi, Leung Yin-chung, membro del Consiglio legislativo della città, il fondatore del Partito Democratico Martin Lee, il tycoon Jimmy Lai e l’avvocato Margaret Ng.

Le misure intraprese dalle forze dell’ordine sono le più forti dagli scontri avvenuti lo scorso anno e segnano un nuovo duro faccia a faccia che vede protagonisti i protestanti, le autorità locali e il ruolo cinese. Il 15 aprile Luo Huining, recentemente nominato a capo dell’ufficio di raccordo tra l’amministrazione di Hong Kong e il Governo di Pechino, ha chiesto formalmente che venga approvata una legge sulla sicurezza nazionale, criticando quelle che per lui sono state carenze nella gestione del movimento di protesta. “Serve un rafforzamento del sistema il prima possibile”, ha dichiarato Luo alla stampa.

In questo quadro, per alcuni magistrati di Hong Kong è in atto un tentativo da parte della Cina di minare l’indipendenza del sistema giudiziario della città. Secondo alcune indiscrezioni, il Giudice Capo Geoffrey Ma starebbe subendo forti pressioni per andare nella direzione voluta da Pechino: un solo partito, quello comunista, alla guida di Hong Kong. La stampa cinese, inoltre, ha intrapreso una campagna per spingere i giudici verso la non assoluzione dei manifestanti arrestati nel 2019.

Sul fronte internazionale, immediata la condanna degli Stati Uniti verso la Cina. Con un comunicato stampa rilasciato dal Dipartimento di Stato, il Segretario Mike Pompeo ha affermato che le azioni di Pechino “sono inconsistenti rispetto agli impegni presi con la dichiarazione congiunta sino-britannica che include trasparenza, lo stato di diritto e che garantisce che Hong Kong continuerà a giovare di un alto grado di autonomia”.

La risposta del Ministero degli Esteri cinese non si è fatta attendere. “Gli arresti sono stati eseguiti a norma di legge, anche se alcuni politici occidentali hanno espresso commenti ingiustificati e persino chiesto la scarcerazione dei detenuti”, ha detto il Portavoce Geng Shuang. “È un questione di politica interna, ci opponiamo a ogni tipo di interferenza esterna”.

@melonimatteo

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