I leader d’Europa


Le elezioni “sismiche” del nuovo Parlamento europeo alla fine di maggio hanno cambiato faccia alla leadership dell’Unione.
Juncker, Merkel e Renzi guidano il progetto, Cameron lo ostacola.

Le elezioni “sismiche” del nuovo Parlamento europeo alla fine di maggio hanno cambiato faccia alla leadership dell’Unione.
Juncker, Merkel e Renzi guidano il progetto, Cameron lo ostacola.

 

È risaputo che l’Europa si è recata alle urne in primavera e ha eletto il nuovo Parlamento europeo, che garantisce un incredibile sostegno elettorale alla nuova leadership europea.

Jean-Claude Juncker ha “fatto man bassa” per il Partito popolare europeo e oggi presiede la Commissione europea. Angela Merkel, il personaggio politico tedesco più popolare e potente di questo secolo, ha sicuramente favorito l’ascesa di Juncker, stoppando con successo le obiezioni del Premier britannico David Cameron.

Uno dei risultati più sorprendenti nel voto di maggio è stata la spettacolare conferma del Primo ministro italiano Matteo Renzi, il cui consenso ha raggiunto un inedito 41%. L’Italia e Renzi hanno poi assunto la Presidenza del Consiglio europeo dal primo luglio di quest’anno per un periodo di 6 mesi.

Alla fine dell’anno, gli Stati membri devono allineare il proprio bilancio e le politiche economiche con gli obiettivi e le regole convenute a livello Ue.

L’avviamento della gestione di questi processi, per un caso fortuito, cadrà fra qualche settimana su una figura politica, Matteo Renzi, il cui successo elettorale a livello nazionale conferisce particolare credibilità ai suoi sforzi, permettendogli una maggior libertà di movimento di quanto sia solito per queste presidenze a rotazione.

Renzi è una figura anomala nel quadro della politica italiana. Non ancora 40enne, è incredibilmente giovane per gli standard nazionali. L’Italia, che tende a preferire statisti dai capelli bianchi e con abbondanti rughe, è stata da alcuni definita una “gerontocrazia” – un governo degli anziani.

La rapida ascesa al potere di Renzi potrebbe indicare che questo sistema si sta sfaldando, a maggior ragione visto che Renzi non è un prodotto della politica nazionale. Si è fatto le ossa come sindaco di Firenze ed è – o era – un boy scout, movimento di cui ha adottato il motto: “Lasciare il mondo un posto migliore di come lo si è trovato”.

Allegre e pragmatiche espressioni di ottimismo non sono nello stile della politica italiana classica, che tende a preferire citazioni latine – spesso frammentarie – e alta filosofia a pratici moniti per ciò che è semplicemente “fattibile”.

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