I pericoli del racconto vittorioso della rivoluzione tunisina


Nonostante sia stata salutata dalle cancellerie occidentali come l’unica rivoluzione riuscita, in un contesto geopolitico che col passare del tempo si fa sempre più instabile, la Tunisia è attraversata da una pericolosa frattura su due livelli, che spiega anche perché, proprio questo paese, stia cullando la gran parte dei jihadisti dello Stato islamico e della frangia locale di Ansar al-Sharia.

Nonostante sia stata salutata dalle cancellerie occidentali come l’unica rivoluzione riuscita, in un contesto geopolitico che col passare del tempo si fa sempre più instabile, la Tunisia è attraversata da una pericolosa frattura su due livelli, che spiega anche perché, proprio questo paese, stia cullando la gran parte dei jihadisti dello Stato islamico e della frangia locale di Ansar al-Sharia.

 

 REUTERS

 

Guardiamo le ultime elezioni presidenziali e le età dei candidati: Beji Caid Essebsi, 88 anni, contro Moncef Marzouki, 79. La vittoria dell’uno o dell’altro per la gran parte della popolazione tunisina, composta da giovani per lo più disoccupati, non rappresentava il compimento della rivoluzione ma il sintomo di un problema persistente nonostante la rivoluzione. E cioè che le elite politiche sono invecchiate, non si sono rinnovate, e la loro cura ai problemi del paese, disoccupazione in primis, non ha convinto.

Non a caso l’astensione alle presidenziali ha toccato la quota del 40%, affermandosi come la vera vincitrice.

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