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I piani nucleari della Cina sono folli

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Nel corso di un discorso effettuato lo scorso gennaio, Xi Jinping aveva esaltato il nuovo percorso «nucleare» della Cina, evidenziando la volontà cinese di sviluppare questo ambito. Ma nei giorni scorsi in un’intervista al Guardian, un noto scienziato cinese, solitamente su posizioni filogovernative, ha definito «folli» – perché mancherebbe la necessaria attenzione alla sicurezza – le idee cinesi a proposito del nucleare.

Secondo quanto scritto dal quotidiano inglese The Guardian, «Le proposte per costruire impianti nell’entroterra, mentre la Cina pone fine a una moratoria sui nuovi generatori imposta dopo il disastro di Fukushima nel marzo 2011, sono particolarmente a rischio, ha dichiarato il fisico He Zuoxiu, perché se ci fosse un incidente potrebbe contaminare fiumi su cui centinaia di milioni di persone fanno affidamento per le loro condotte idriche e contaminare le riserve d’acqua sotterranea di vaste aree di terreni agricoli importanti».
La Cina, come specificato dalla sua dirigenza, ha intenzione di investire nel nucleare per superare le proprie problematiche legate all’inquinamento e diminuire la propria dipendenza energetica. Quest’ultima esigenza costringe Pechino a muoversi con una certa determinazione nel campo delle relazioni commerciali e finisce per spingere il Pcc a prendere, talvolta, posizioni non gradite.

Ecco dunque che il nucleare diventa una risorsa fondamentale. «La Cina – ha scritto il Guardian – ha fermato l’approvazione di nuovi reattori nel 2011, al fine di rivedere i propri standard di sicurezza, ma ha dato il via libera a marzo per due unità, come parte di un tentativo di superare la capacità di generazione di energia nucleare del Giappone entro il 2020 e diventare il più grande consumatore mondiale di energia nucleare un decennio più tardi».
Il disastro di Fukushima aveva rallentato i piani di Pechino, ma in breve tempo – specie dopo l’arrivo al potere di Xi Jinping – ha rilanciato in modo chiaro e inequivocabile. E secondo il fisico che già in passato aveva sostenuto il governo in ambiti politici (la distruzione delle mura di Pechino negli anni ’50 e la campagna contro il gruppo del Falun Gong) ritiene che questo possa essere molto pericoloso, in futuro.

He, che ha lavorato al programma di armamento nucleare della Cina, «ha detto che il lancio previsto stava procedendo in modo eccessivamente rapido per essere sicuri che possegga le competenze di sicurezza e di monitoraggio necessarie per evitare un incidente. Attualmente ci sono due posizioni in materia di energia nucleare in Cina. Una da priorità alla sicurezza, mentre l’altra da priorità allo sviluppo», ha raccontato al Guardian, parlando anche di rischi «endemici» al paese, come ad esempio la corruzione e «le scarse capacità gestionali».

«La Cina – ha proseguito He – attualmente non ha abbastanza esperienza per dare giudizi affidali sulla possibilità che si verifichino eventuali incidenti. Contano sia il numero di reattori sia la quantità di tempo da cui sono in funzione in modo sicuro. Le revisioni di sicurezza dopo Fukushima hanno trovato alcuni problemi, ma solo di minore entità, e la conclusione finale è che l’energia nucleare della Cina è sicura. Ma i controlli di sicurezza sono stati eseguiti in base alle vecchie norme e le norme stesse hanno chiaramente bisogno di grandi miglioramenti».

I funzionari del governo cinese – infatti – sostengono da tempo che ci sarebbe stato un importante miglioramento della sicurezza nucleare dopo gli incidenti di Chernobyl e della Three Mile Island. Ma questo secondo He, ignora «il ruolo svolto, in entrambi i casi, dall’errore umano e dai regimi di sicurezza imperfetti».
Infine una laconica conclusione: «Ad essere onesti, dato che ho già 88 anni, non mi influenzerà molto se le centrali nucleari sono sicure o meno. Ma io sono preoccupato per il benessere dei nostri figli e penso che non dobbiamo solo valutare la redditività dei nuovi progetti».

@simopieranni

 

 

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