I professionisti dello Sport


I chiarimenti forniti dall'Agenzia delle Entrate con la circolare n. 37/E del 20 dicembre 2013 e le novità introdotte con la legge di stabilità 2014 aggiungono ulteriori tasselli al complesso quadro normativo che riguarda la tassazione degli atleti professionisti.

I chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 37/E del 20 dicembre 2013 e le novità introdotte con la legge di stabilità 2014 aggiungono ulteriori tasselli al complesso quadro normativo che riguarda la tassazione degli atleti professionisti.

Il lavoro sportivo professionistico è disciplinato dalla legge 23 marzo 1981, n. 91, che ne caratterizza gli elementi fondanti:

1) corrispondenza ai modelli formali individuati dalla Federazioni sportive nazionali;

2) onerosità;

3) continuità della prestazione sportiva;

4) stipula per iscritto del rapporto tra lo sportivo e la società destinataria delle prestazioni;

5) obbligo, per la società destinataria delle prestazioni, di rivestire la forma di società per azioni o a responsabilità limitata.

L’attività dell’atleta professionista può rientrare tra le fattispecie di lavoro dipendente o di lavoro autonomo, a seconda delle caratteristiche. In particolare costituisce oggetto di contratto di lavoro autonomo (secondo quanto previsto dall’art. 3, comma 2, della legge n. 91 del 1981) quando sono presenti le seguenti caratteristiche:

1) assenza di vincolo alla frequenza di sedute di preparazione od allenamento;

2) svolgimento dell’attività nell’ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo;

3) durata della prestazione non superiore a otto ore settimanali oppure cinque giorni ogni mese ovvero trenta giorni ogni anno.

Qualora l’atleta abbia un rapporto di lavoro subordinato, il trattamento fiscale dei proventi è regolamentato dagli articoli da 49 a 52 del Titolo I, Capo IV, del D.P.R. del 22 dicembre 1986, n. 917 (d’ora innanzi “Tuir”).

In tale ottica tutto il dunque tutto va assoggettato a tassazione tutto il reddito percepito dall’atleta, sia in denaro che i fringe benefits, i quali rappresentano compensi “in natura”, in aggiunta alla retribuzione ordinaria, costituiti da beni e servizi di cui i lavoratori possono usufruire gratuitamente ovvero a condizioni più vantaggiose rispetto a chi si rivolge al mercato per acquistarli, la cui determinazione avviene secondo le valorizzazioni e le eventuali esclusioni desumibili dal contenuto dell’art.51 del Tuir.

A livello esemplificativo vanno considerati nel calcolo dell’imponibile IRPEF:

1) gli stipendi;

2) i premi aggiuntivi corrisposti direttamente dalla società sportiva di appartenenza (il c.d. “premio salvezza che è un emolumento che matura al compimento di un determinato servizio);

3) le utilità in natura. In tale categoria rientrano anche le somme corrisposte dalle società sportive, in luogo del calciatore, a favore del procuratore che lo abbia assistito in occasione della stipulazione del contratto di lavoro sportivo. La tassazione di tali proventi, ancorchè in misura parziale (il 15% del costo di assistenza) è stata introdotta con l’articolo 1, comma 160, della legge di stabilità 2014 (legge 27 dicembre 2013).

Le UTILITÀ IN NATURA vengono determinate secondo la regola generale del valore normale, come previsto dal rinvio operato dall’art. 51, comma 3, all’art. 9 del Tuir.

Si rammenta che per valore normale, “…si intende il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi. Per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso. Per i beni e i servizi soggetti a disciplina dei prezzi si fa riferimento ai provvedimenti in vigore…”.

Ora, nell’ambito dei fringe benefits, vanno analizzati alcuni casi, sui quali l’amministrazione finanziaria ha fornito alcuni chiarimenti con la circolare 37/E citata.

1) VITTO E ALLOGGIO. Generalmente il vitto a carico della società è da considerare quale fringe benefit imponibile, così come l’alloggio a carico dalla società all’atleta, da valorizzare ai sensi dell’articolo 51, commi 3 e 4, lett. c), del TUIR. Sono però presenti altri casi:

a. Le spese sostenute in caso di prima sistemazione dell’atleta a inizio stagione sono considerate “fringe benefit” e vanno tassati in busta paga con l’aliquota massima.

b. Le spese sostenute per i ritiri pre-campionato e pre-partita:

i. Se svolte in comune diverso da quello che costituisce la sede di lavoro (le c.d. trasferte) non costituiscono reddito imponibile;

ii. Se si svolgono nell’ambito del medesimo comune in cui è ubicata la sede di lavoro, e l’atleta ha l’obbligo di soggiornare e pernottare nelle strutture indicate dal datore di lavoro, il vitto e l’alloggio fornito gratuitamente dalla società sportiva ai calciatori professionisti e allo staff tecnico per la durata del ritiro, non rilevino ai fini della determinazione del reddito di lavoro dipendente.

iii. Se si svolgono nell’ambito del medesimo comune in cui è ubicata la sede di lavoro, e l’atleta non ha alcun obbligo di soggiornare e pernottare nelle strutture indicate dal datore di lavoro, in base al citato comma 5 dell’art. 51 l’esenzione vale solo per il rimborso delle spese di trasporto comprovate da documenti provenienti dal vettore.

c. Le spese di vitto sostenute durante la giornata di allenamento; o organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, non costituiscono reddito imponibile ai fini Irpef in base all’articolo 51, comma 2, lettera c) e comma 5 del Tuir, nel limite di euro 5,29.

d. Le spese di vitto fornito in occasione di allenamenti fuori dal Comune identificato come normale sede di lavoro non costituiscono reddito imponibile;

2) BIGLIETTI OMAGGIO. I biglietti omaggio per la partita casalinga, in quanto rientranti tra gli oneri di utilità sociale sostenuti volontariamente nei confronti di una categoria di dipendenti (la “prima squadra”) e per il fine di ricreazione (art. 100, comma 1, del TUIR) richiamato dall’art. 51, comma 2, lett. f), del TUIR, non costituiscono proventi soggetti ad imposizione.

3) RIMBORSI SPESE ATLETA MINORENNE. I rimborsi spese corrisposti agli atleti minorenni in caso di provini rientrano altresì tra i proventi non imponibili.

4) SPESE DI ASSISTENZA AGLI ATLETI (NOVITA’ LEGGE DI STABILITA’ 2014). L’articolo 1, comma 160, della legge 27 dicembre 2013 n. 147 introduce all’articolo 51 TUIR un comma aggiuntivo per cui “Ai fini della determinazione dei valori di cui al comma 1, per gli atleti professionisti si considera altresì il costo dell’attività di assistenza sostenuto dalle società sportive professionistiche nell’ambito delle trattative aventi ad oggetto le prestazioni sportive degli atleti professionisti medesimi, nella misura del 15 per cento, al netto delle somme versate dall’atleta professionista ai propri agenti per l’attività di assistenza nelle medesime trattative”. Tale modifica segna la fine di un lungo dibattito giurisprudenziale. La Commissione tributaria provinciale di Roma, peraltro, già con sentenza 18 gennaio 2010, n. 1, aveva stabilità che tali somme afferissero alla sfera di interesse dell’atleta. La conseguenza di tale norma non consiste soltanto nell’imponibilità di tali somme ai fini Irpef ma anche nell’obbligo di effettuazione della ritenuta alla fonte su detto “fringe benefit”, da parte della società di calcio che abbia materialmente corrisposto all’agente il compenso pattuito.

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