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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Idlib, altissima tensione tra Turchia e Russia

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Dopo il bombardamento, la Turchia minaccia di lasciar passare i migranti siriani verso l’Europa e convoca la Nato. A un passo dalla guerra con la Russia

Una donna siriana sfollata e i suoi figli a Idlib

Una donna siriana sfollata e i suoi figli siedono in una tenda in un campo per sfollati situato vicino a Idlib, Siria, 27 febbraio 2020. REUTERS/Umit Bektas

La Turchia ha annunciato ieri che non bloccherà più i migranti siriani diretti verso l’Unione europea, dopo che giovedì sera un bombardamento a Idlib – una provincia nel nord della Siria, l’unica ancora sotto il controllo dei ribelli – ha causato la morte di 33 soldati turchi. Ankara ha attribuito la responsabilità dell’attacco all’aviazione del Presidente siriano Bashar al-Assad e ha reagito con un’operazione militare, uccidendo forse una quindicina di soldati del regime di Damasco.

Il Governo turco ha inoltre convocato una riunione straordinaria della Nato, l’alleanza sulla difesa di cui la Turchia fa parte. Insieme alla minaccia di lasciar passare i profughi siriani (contravvenendo all’accordo sui migranti del 2016), Ankara sta così cercando di mettere quanta più pressione possibile all’Europa per ottenere un aiuto militare in Siria. Finora la Nato ha resistito a farsi coinvolgere nel conflitto, e ci si aspetta che continui a mantenere questa linea.

Si teme però non soltanto una degenerazione dello scontro tra la Turchia di Recep Tayyip Erdogan e le forze di Assad, ma anche l’inizio di un conflitto militare tra la Turchia e la Russia. Per quanto ovviamente possibile, quest’ultima eventualità sembra tuttavia poco probabile: Mosca protegge e sostiene il regime di Damasco – e quindi si trova dalla parte opposta rispetto alla Turchia –, ma al contempo non vuole rinunciare ai buoni rapporti e alla partnership strategica con il Governo turco. Lo stesso vale per Ankara.

Il problema della Russia è che si trova stretta tra due alleati – Assad e Erdogan – che hanno degli obiettivi contrastanti. Assad vuole infatti completare la riconquista di tutto il territorio siriano. Erdogan, invece, vorrebbe creare una zona interna alla Siria ma fuori dal controllo del regime (più precisamente nel nord del Paese) dove esercitare influenza e spostare i 3,5 milioni di profughi siriani che si trovano attualmente in territorio turco.

La situazione in Siria si è fatta ancora più tesa in questi ultimi mesi, da quando cioè Assad ha lanciato una nuova offensiva per riconquistare i territori del nord-ovest (la provincia di Idlib), sottraendoli ai ribelli, alcuni dei quali appoggiati dalla Turchia. Ankara si è opposta con durezza all’operazione militare di Assad perché, oltre agli interessi territoriali già citati, teme una nuova ondata migratoria verso il proprio confine.

@marcodellaguzzo

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