2014: che anno è stato nel mondo?


Il 2014 sta per finire, che anno è stato nel mondo?

Il 2014 sta per finire, che anno è stato nel mondo?

 

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1) Le prime elezioni di un Presidente della Commissione Europea sposteranno gli equilibri della governance: forse, alla fine del quinquennio, avremo un solo Presidente UE!

Per la prima volta nella storia del processo di integrazione, la scelta del Presidente della Commissione europea è stata dettata dai risultati delle elezioni del Parlamento europeo. Applicando una norma del Trattato di Lisbona, il Consiglio europeo ha, infatti, nominato Jean-Claude Juncker, candidato del Partito popolare europeo vincitore delle elezioni. Questa novità apre ad un possibile cambiamento negli equilibri istituzionali della UE, ossia ad un rafforzamento: a) del rapporto fiduciario tra Parlamento e Commissione – e, quindi, del peso di queste due istituzioni comunitarie rispetto al Consiglio europeo; b) del ruolo del Presidente della Commissione, a fronte di un’acquisita maggiore autonomia di questi rispetto al Consiglio europeo e di una maggiore autorevolezza dello stesso nella guida del collegio dei Commissari; c) della Commissione stessa, la quale sembra intenzionata a tornare ad essere il motore politico del processo decisionale europeo.

2) Nuova Commissione con 7 Vice Presidenti, i veri Ministri. Gli altri Commissari sono relegati al ruolo di Vice Ministri…

La Commissione disegnata dal Presidente Juncker ha assunto un assetto inedito, con la individuazione di 7 Vice-Presidenti, dotati, in particolare, del potere di bloccare le iniziative degli altri Commissari “semplici”. Il rapporto tra i due “livelli” sarà giocato non su base gerarchica, ma di coordinamento politico, che dia meno peso, rispetto al passato, alle nazionalità di ciascun Commissario, a favore di un’azione più concentrata sull’interesse comune europeo.

3) Le crisi internazionali – in testa Siria e Ucraina – impongono una UE protagonista. Gli Usa non ci sono più…

Ucraina: Ad un anno esatto dall’inizio delle rivolte di EuroMaidan – che hanno portato alla destituzione, lo scorso febbraio, dell’allora presidente Yanukhovic – l’Ucraina si trova ad attraversare un periodo storico delicatissimo, sia dal punto di vista politico, sia sotto il profilo economico e strategico. In questo contesto, l’allontanamento del paese dal protettorato russo e la ratifica, lo scorso settembre, dell’Accordo di Associazione con l’Unione europea hanno rappresentato un evento simbolico per la politica estera di Kiev che, a pochi giorni dall’instaurazione della nuova coalizione di governo, deve rimboccarsi le maniche per ristabilire la pace nel Donbas, ma soprattutto per apportare quelle riforme necessarie al risanamento sociale ed economico interno. Dall’altra parte però, la scelta dell’attuale Presidente Poroshenko di intraprendere un cammino verso ovest e l’istituzione di una coalizione filo-europeista alla guida del paese impongono all’Unione Europea un ruolo più protagonico, non solo nei confronti di Kiev e della sua amministrazione, ma soprattutto nella tutela dell’integrità territoriale come principio basilare delle relazioni tra gli attori internazionali. Nel primo caso infatti, l’Unione europea è chiamata a dare un sostegno più tecnico al governo centrale, in primis nell’attuazione di quell’insieme di riforme volte a migliorare il settore energetico, il contesto operativo e l’amministrazione statale. Nel secondo caso invece, Bruxelles è chiamata a garantire a Kiev un supporto puramente politico, agendo come un unico attore e favorendo il dialogo come strumento di risoluzione delle controversie nei confronti di Mosca, con la quale il rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina resta un punto centrale dei negoziati. Su questo punto infatti, è importante evidenziare che l’obiettivo centrale non deve essere in nessun caso quello di costringere il Paese a scegliere tra Est e Ovest, ma piuttosto quello di garantire la sua sovranità quale Stato democratico.

Movimenti jihadisti: Secondo i dati più recenti, sono state più di 5mila le vittime di attacchi jihadisti in tutto il mondo nel solo mese di novembre (2014) e nel mirino della furia jihadista sono finiti soprattutto civili, mentre il gruppo più sanguinario è stato lo Stato Islamico del Califfo Al Baghdadi, che tra l’Iraq e la Siria ha effettuato il maggior numero di attacchi uccidendo 2.206 persone, il 44% del totale (Fonte: BBC e dall’International Centre for the Study of Radicalisation, ICSR, del King College di Londra). Attenzione a non essere concentrati solo sugli aspetti militari della lotta all’estremismo islamico; bisogna capire perchè le nostre democrazie occidentali non sono più attrattive per tremila giovani europei che si uniscono al sogno del Califfato…

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