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Il Brasile scopre il jihadismo. Lo strano caso di un professore di fisica

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È bastato un professore di fisica per fare scoprire il jihadismo al Brasile. Adlène Hicheur, però, non è un docente qualsiasi, bensì un ex-terrorista condannato a 5 anni di reclusione in Francia, che oggi cerca di ricostruire la propria carriera a Rio de Janeiro. Il suo caso, svelato da un lungo reportage del settimanale Epoca, ha aperto un dibattito che nella società sudamericana non era mai stato affrontato: quello sul terrorismo.

Il Brasile, nel corso degli anni, ha sempre optato per una politica estera pacifista, considerandosi un paese neutrale. Non lo è stato del tutto a livello continentale (basterebbe ricordarsi della sanguinosa Guerra del Paraguay 1864-1870), ma è riuscito a esserlo a livello mondiale. Il jihadismo, però, è da intendersi come una minaccia di carattere globale, e così anche il gigante sudaca ha iniziato a prendere confidenza con l’argomento.

La storia

Per capire la questione è necessario ricostruire la storia del professore franco-algerino Hicheur, stimato studioso di fisica delle particelle elementari al Cern di Ginevra. È il 2009, un problema di salute lo costringe a prendersi un’aspettativa dal lavoro. Approfittando del tempo libero, si trasferisce qualche settimana in Francia a casa dei genitori. Il fisico entra in un forum utilizzato da jihadisti, scambiandosi messaggi con un tale “Phenix Shadow”, nick name dietro il quale si nasconde Mustapha Debchi, riconosciuto dal governo francese come un membro di Al Qaeda in Algeria. Lo scienziato viene subito sondato per un un’eventuale missione suicida. Non accetta, ma vuole partecipare alla pianificazione degli attacchi: «Dobbiamo lavorare nella casa del nemico centrale, sottraendogli sangue dalle forze»; «dobbiamo accelerare la recessione economica, colpendo le industrie vitali come Total, British Petroleum, Suez»; «compiere omicidi mirati: personalità europee o individui definiti che appartengano a certi regimi, ambasciate e consolati, ad esempio». Uno scambio di 35 mail, crittografate con ASRAR (il sistema di Al Qaeda), che non lascia dubbi alla polizia francese: nel 2009 Hicheur viene arrestato e condannato a 5 anni per «associazione criminale con intenzione di pianificare atti terroristi». Nel 2012, ottiene la libertà vigilata e cerca di rientrare al Cern. La giustizia svizzera gli nega l’accesso fino al 2018, non è persona gradita.

Le indagini della polizia

Nel 2013, quindi, il franco-algerino prova a ripartire dal Brasile, trasferendosi a Rio grazie a un progetto di ricerca del governo federale, alla fine del quale diviene professore dell’Università pubblica con uno stipendio di circa 11.000 reais (circa 2.600 euro). Nel paese scoppia il putiferio: un ex terrorista, pagato con i soldi pubblici, che insegna alle future generazioni. L’Università si giustifica: «le assunzioni vengono fatte sulla base del curriculum e del visto di lavoro», ma i dubbi riguardano soprattutto la facilità nell’ottenimento del visto, richiesto proprio dall’istituzione. La Polizia brasiliana solitamente richiede un controllo capillare sui precedenti criminali, ma questa volta non ritiene di bloccare l’ingresso di Hicheur. L’opportunità di avere in Brasile un fisico stimato internazionalmente, con uno stipendio inferiore a quello del mercato, probabilmente acceca la vista di qualcuno. Il caso del fisico s’intreccia con un episodio risalente ai giorni successivi agli attentati di Charlie Hebdo. La CNN si trova nella meschita di Rio de Janeiro per documentare le sensazioni dei fedeli brasiliani, ma a un certo punto un uomo si alza cominciando un alterco con l’Imam: «bisogna seguire la strada della violenza», urla; poi si sfila la maglietta esibendone un’altra con il simbolo dell’ISIS. Non ha problemi a farsi identificare, dice alle telecamere di essere d’origine svedese. L’accaduto avvia un’indagine della polizia federale sui possibili individui pericolosi, mettendo nel mirino anche Hicheur.

Pericolo Olimpiadi

In questo primo approccio sul terrorismo, però, il Brasile si è reso conto di avere due grandi falle: non possiede una legge specifica contro il reato di terrorismo e durante le Olimpiadi permetterà ai turisti di entrare nel paese senza la necessità di un visto. «In un momento in cui gli altri paesi alzano il livello di allerta, noi lo abbassiamo», recriminano gli analisti locali. L’assenza di un visto, voluta per rendere il paese facilmente visitabile e meno burocratico per gli stranieri, ha indispettito sia le agenzie d’intelligence nazionali e internazionali. Prevenzione, leggi e controlli alle frontiere: queste sono state le richieste internazionali per garantire delle Olimpiadi sicure, ma il Brasile dall’alto del suo pacifismo non sembra interessarsene più di tanto. 

 @AlfredoSpalla

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