Il coefficiente fuffa nella campagna elettorale indiana


Avviso a chi osserva da lontano la campagna elettorale indiana: come in ogni paese del mondo, anche qui in India il coefficiente fuffa raggiunge livelli altissimi. Se poi si dà retta a due fuoriclasse della fuffa come Mamata Banerjee e Anna Hazare, alla prima prova sul campo il fuffometro impazzisce. Nel nostro caso è successo mercoledì pomeriggio.

Avviso a chi osserva da lontano la campagna elettorale indiana: come in ogni paese del mondo, anche qui in India il coefficiente fuffa raggiunge livelli altissimi. Se poi si dà retta a due fuoriclasse della fuffa come Mamata Banerjee e Anna Hazare, alla prima prova sul campo il fuffometro impazzisce. Nel nostro caso è successo mercoledì pomeriggio.

 

Su Elefanti a parte ne avevamo dato notizia non più di due settimane fa. Nella tragicommedia nazionale della campagna elettorale federali l’acoppiata vincitrice del titolo “strano ma vero” era senza dubbio formata da Mamata Banerjee – chief minister del Bengala Occidentale affetta da sindrome da populismo acuta mista a psicosi da persecuzione – e “il nuovo Mahatma Gandhi” Anna Hazare, definizione che più passa il tempo e più si dimostra precipitosa, inadeguata, mistificatoria.

Hazare, lontano dalle folle oceaniche radunate ai tempi di India Against Corruption, aveva fatto un ritorno roboante nell’attività pubblica annunciando il personale endorsement per Mamata Banerjee, la paladina anti comunista intenzionata a presentarsi da sola alla prossima tornata elettorale.

La notizia è rimasta sulla cresta dell’onda per un paio di giorni, fagocitata da un sistema dell’informazione nazionale che sembra incentivare la diffusione di fuffa pre elettorale – anche i giornalisti tengono famiglia – amplificando ogni uscita provocatoria proveniente da qualsiasi schieramento politico. Lo sappiamo, la comunicazione politica ormai funziona così: uno fa la sparata, lo riprendono le agenzie, qualche ore sotto il riflettore mediatico e poi si ricomincia da capo.
(In questi giorni se ne leggono di tutti i colori, Rahul Gandhi che paragona Narendra Modi a Hitler su tutte e ora rischia anche la tirata d’orecchie dall’Electoral Commission per “comportamento non conforme alle regole del decoro”…).

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