Il fastidio della Cina per i «valori occidentali» (argomento che piace molto agli occidentali)


Come accade per ogni leadership cinese, ecco puntualmente arrivare l'anatema contro «i valori occidentali» nelle università. Si tratta di «avvisi» presi in seria considerazione, come accade ogni volta, dai media occidentali. Questa volta il protagonista è Yuan Guiren, il ministro dell'Istruzione. Per il ministro, che ha parlato ad un simposio dinanzi ai rettori delle maggiori università cinesi, come riportato dai media di Hong Kong, «devono essere banditi discorsi di ogni sorta che possano recare imbarazzo e vergogna ai leader del partito e al socialismo». Devono essere dunque cancellati dai libri di testo, i riferimenti ai «valori occidentali». Questa richiesta, in realtà, non è una novità e segue altre prese di posizioni simili, avvenute negli ultimi tempi in Cina.

Come accade per ogni leadership cinese, ecco puntualmente arrivare l’anatema contro «i valori occidentali» nelle università. Si tratta di «avvisi» presi in seria considerazione, come accade ogni volta, dai media occidentali. Questa volta il protagonista è Yuan Guiren, il ministro dell’Istruzione. Per il ministro, che ha parlato ad un simposio dinanzi ai rettori delle maggiori università cinesi, come riportato dai media di Hong Kong, «devono essere banditi discorsi di ogni sorta che possano recare imbarazzo e vergogna ai leader del partito e al socialismo». Devono essere dunque cancellati dai libri di testo, i riferimenti ai «valori occidentali». Questa richiesta, in realtà, non è una novità e segue altre prese di posizioni simili, avvenute negli ultimi tempi in Cina.

Intanto, di quali valori parliamo?
La Cina per valori occidentali intende principalmente la democrazia, i diritti umani, la libertà di stampa. Pechino mette spesso in evidenza i «limiti» – a suo modo di vedere – di questi diritti.
La realtà è che la maggioranza dei cinesi non appare troppo interessata né alla democrazia, né alla libertà di stampa, ad esempio, quanto più all’inquinamento delle fabbriche, ai pagamenti degli straordinari sul lavoro, all’espropriazione della terra.
Come sottolineano molti autori che si occupano di Cina, il deal compiuto da Deng Xiaoping era riassumibile più o meno in questo modo: «qualcuno di voi potrà diventare ricco, ma in cambio ci prendiamo un poco della vostra libertà». Un accordo accettato dalla popolazione, quasi tutta, come dimostra la storia recente del Paese.
Il Partito però tiene a sottolineare i rischi di quei «valori», per tenere a bada pericolosi innamoramenti, che potrebbero limitare la sua centralità. Inoltre, va sottolineato, che pur gestendo una società che cambia e non è assente da tensioni sociali, anzi, nessuno crede che il Partito comunista sia davvero in discussione in Cina.

La «riforma culturale» di Hu Jintao
L’ex presidente cinese, una volta giunto quasi al termine del proprio mandato, aveva deciso di tuonare contro i valori occidentali, spronando l’industria culturale cinese a cercare una propria via, capace di rinverdire i fasti dell’arte nazionale.
Il rischio di «inquinamento spirituale» dei valori occidentali era indirizzato soprattutto ai  giovani.
Il documento numero 9
Nel 2013 – con già Xi Jinping al potere – erano uscite alcune indiscrezioni circa un documento interno del Partito, il cosiddetto «documento numero 9», che conteneva severi ammonimenti contro «i valori occidentali».

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