Il Financial Times ripresenta la “minaccia” cinese in Africa


Il supplemento Financial Times Weekend, lo scorso 8 agosto, ha dedicato due intere pagine a un reportage investigativo realizzato da Tom Burgis su un cinese dall’oscuro passato e dall’incerto presente: mister Sam Pa, che nel titolo del servizio viene definito come “the middleman”, “l’uomo di mezzo”.

Il supplemento Financial Times Weekend, lo scorso 8 agosto, ha dedicato due intere pagine a un reportage investigativo realizzato da Tom Burgis su un cinese dall’oscuro passato e dall’incerto presente: mister Sam Pa, che nel titolo del servizio viene definito come “the middleman”, “l’uomo di mezzo”.

 

Il catenaccio del lungo articolo svela subito un attacco mediatico in piena regola all’espansionismo cinese nel continente nero: “Per un decennio, Sam Pa ha aperto le porte dell’Africa a Pechino. Ma la sua storia rivela un lato oscuro per le ambizioni della Cina”.

L’indagine del reporter dell’investigative desk del FT era dunque volta a rivelare le manovre del presunto regista occulto del cosiddetto gruppo di Queensway, una tentacolare rete di spregiudicati uomini d’affari, diplomatici e intermediari finanziari con base a Hong Kong, che tessono le loro trame fra lo Zimbabwe e il Madagascar, l’Angola e il Mozambico, la Guinea Conakry e la Nigeria.

Leggendo l’intero reportage appare evidente che le oscure macchinazioni di mister Pa siano state utilizzate per mostrare la portata della minaccia dell’invasione cinese in Africa. Macchinazioni che peraltro erano state già raccontate, con dovizia di particolari, da giornali africani e britannici, che avevano denunciato il presunto ruolo di Sam Pa nel sostenere il regime di Robert Mugabe e garantire contratti commerciali sullo sfondo del colpo di stato in Madagascar e dei disordini civili in Guinea.

Nel marzo dello scorso anno, il FT aveva già lanciato l’allarme sul pericolo del neocolonialismo cinese in Africa. Lo aveva fatto attraverso un intervento di Lamido Sanusi, nel quale l’ex governatore della Banca centrale di Nigeria metteva in guardia l’Africa che “stava spalancando le sue porte a nuove forme di colonialismo” e giudicava Pechino “uno dei maggiori artefici del sottosviluppo del continente, reo di pratiche commerciali predatorie”.

Di fronte ai reiterati attacchi del quotidiano economico di riferimento della City londinese, è lecito chiedersi se l’espansionismo cinese nel continente nero rappresenta davvero una minaccia.

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