Il Giorno della Memoria, oltre la retorica


“Mi chiedono cosa penso dei fascisti, delle loro responsabilità. Gli ‘italiani brava gente’ sono stati gli zelanti servi dei nazisti. Erano loro a caricarci sui treni, a calci e pugni, a noi colpevoli solo di essere nati”. Nei suoi 25 anni di impegno da Testimone, Liliana Segre, 84 anni, deportata nel campo di sterminio Auschwitz a 13, non si è mai stancata di sottolineare il ruolo italiano nella Shoah.

“Mi chiedono cosa penso dei fascisti, delle loro responsabilità. Gli ‘italiani brava gente’ sono stati gli zelanti servi dei nazisti. Erano loro a caricarci sui treni, a calci e pugni, a noi colpevoli solo di essere nati”. Nei suoi 25 anni di impegno da Testimone, Liliana Segre, 84 anni, deportata nel campo di sterminio Auschwitz a 13, non si è mai stancata di sottolineare il ruolo italiano nella Shoah.

Vienna, AustriaA light installation commemorating Holocaust victims is seen on a wall in the second district of Vienna October 23, 2013. November 9th marks the 75th anniversary of the 'Kristallnacht' ('crystal night' or also referred to as 'night of broken glass') when Nazi thugs conducted a wave of violent anti-Jewish pogroms on the streets of Vienna and other cities in 1938 in Austria and Germany. Picture taken October 23, 2013. REUTERS/Leonhard Foeger  

Alla vigilia del 27 gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz e data prescelta per la celebrazione del Giorno della Memoria, questo messaggio, troppo spesso inascoltato, potrebbe costituire la dimensione fondamentale per fare sì che a 15 anni dalla sua istituzione,  l’appuntamento rappresenti davvero un’occasione per portare la riflessione su ciò che accadde un passo oltre.

Infatti, se da un lato il Giorno della Memoria, istituito in Italia dalla Legge 211/2000 “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti” rappresenta oggi un momento estremamente sentito nel paese, con centinaia di iniziative organizzate per l’occasione, libri pubblicati, programmazione televisiva dedicata, la vera domanda è in quale direzione sia necessario andare per evitare di scadere nella banalizzazione e vuota ritualità.

“Il Giorno della Memoria oggi rappresenta un modo per ricordare il Novecento in un paese che non ha date collettive condivise in cui confrontarsi con la sua storia” spiega a East lo storico David Bidussa, autore, tra gli altri, di “L’era della postmemoria” (Massetti Rodella Editori, Roccafranca, 2012) e “Dopo l’ultimo testimone” (Einaudi, Torino 2009).

“Per questa ragione, la lettura che se ne può offrire è duplice. Da un lato esso può essere considerato un omaggio altruistico, un’opportunità per parlare di qualcosa di cui per decenni si è parlato molto poco. Dall’altro è diventato un modo per affermare che nel nostro paese il male lo hanno fatto in pochi, mentre in tanti hanno aiutato”.

Un modo per sentirsi buoni e autoassolversi dunque. Sintomatica in questo senso, sottolinea Bidussa, è la scelta della data, un momento che non è appunto specifico della storia della Shoah in Italia, ma accoglie invece il suggerimento della Dichiarazione dello Stockholm International Forum on the Holocaust svoltosi nella capitale svedese nel gennaio del 2000, che vide la partecipazione di 46 nazioni.

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