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In Medio Oriente, ha scelto il fronte sunnita e abbiente con annesso mercato degli armamenti e consenso di Israele. Più cauto con la Cina.

Durante il briefing con i giornalisti per preparare il primo viaggio all’estero del presidente Trump, quello cominciato in Arabia Saudita e finito a Taormina per il G7, il consigliere per la sicurezza nazionale McMaster ha tenuto a sottolineare soprattutto un concetto: “America First non vuole dire America sola. Il nostro obiettivo è dimostrare che porre gli interessi degli Stati Uniti in cima all’agenda non significa alienare gli alleati, ma lavorare con loro per realizzarli allo scopo di generare vantaggi per tutti”. Nello stesso tempo McMaster ha detto che l’approccio pragmatico scelto dalla Casa Bianca non intende essere in contraddizione con i valori democratici tradizionali di Washington, rispondendo così alle ansie di chi ha visto nelle aperture verso Putin, Xi, al Sisi, e persino Kim Yong un, una propensione di Trump per gli uomini forti e autoritari. Questa è la sfida di fondo che la nuova amministrazione deve vincere sul piano internazionale, se vuole avere l’impatto trasformativo a cui ambisce il presidente.

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