Il problema etico della polvere


La prima volta che atterai all'aeroporto di New Delhi era l'inverno del 2008 e di quella notte (era notte fonda, quasi l'alba) mi ricordo solo un odore pungente di smog, marcio e plastica bruciata e un viaggio in autobus verso la stazione dei treni. Guardavo fuori dal finestrino tutta la varia umanità che si svegliava da giacigli architettati lungo il bordo della strada - uomini, donne, bambini e animali insieme - appena i primi raggi di sole sorgevano scontrandosi sulla cappa che perennemente aleggia sulla città. Il sole diretto è evento relativamente raro, a Delhi, e il più delle volte ci si deve accontentare di una luce opaca diffusa equamente durante la giornata La notte scende invece un buio grigio; le stelle a Delhi non ci sono.

La prima volta che atterai all’aeroporto di New Delhi era l’inverno del 2008 e di quella notte (era notte fonda, quasi l’alba) mi ricordo solo un odore pungente di smog, marcio e plastica bruciata e un viaggio in autobus verso la stazione dei treni. Guardavo fuori dal finestrino tutta la varia umanità che si svegliava da giacigli architettati lungo il bordo della strada – uomini, donne, bambini e animali insieme – appena i primi raggi di sole sorgevano scontrandosi sulla cappa che perennemente aleggia sulla città. Il sole diretto è evento relativamente raro, a Delhi, e il più delle volte ci si deve accontentare di una luce opaca diffusa equamente durante la giornata La notte scende invece un buio grigio; le stelle a Delhi non ci sono.

A distanza di alcuni anni l’odore e la polvere sono rimasti come minimo invariati e li riscopri ad aspettarti appena oltre le porte automatiche del nuovo aeroporto, moderno e – pare – efficiente, tutto vetro e design, la maschera con cui la Shining India si presenta ai viaggiatori. Bastano però pochi minuti in taxi – che con l’età ci siamo imborghesiti e l’autobus se possiamo ce lo evitiamo, specie coi bagagli – e ci si trova catapultati nel caos della metropoli, diretti verso casa.

“Casa” si trova in un quartiere di Delhi sud ad alta concentrazione musulmana, con conseguente abbondanza di macellerie nei vicoli e una terribile penuria di liquor shop governativi, gli unici ad avere la licenza per vendere alcolici in tutta l’India.

Come tipico delle case indiane della middle class, l’appartamento al terzo piano di un edificio interamente di proprietà del nostro affittuario spicca per il senso diffuso di abbandono: spazi enormi completamente vuoti (non una mensola, non un comò, un mobiletto…), arredamento triste e minimal dove degli atroci copricuscino bianchi dalle fantasie stile centrotavola se la fanno da padroni. Solo da seduti ci si accorge che, sotto il rivestimento, la gommapiuma dei cuscini è avvolta nella plastica, come del resto tutti gli elettrodomestici. Che sennò si rovinano.

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