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Il Qatar, da che parte sta?


Autorizza gli Usa a usare la base di Al Udeid per lanciare attacchi all’Isis – che, secondo molti, avrebbe finanziato.

Autorizza gli Usa a usare la base di Al Udeid per lanciare attacchi all’Isis – che, secondo molti, avrebbe finanziato.

 

Sono sempre più incerti i rapporti fra gli Stati Uniti d’America e il Qatar. Le accuse mosse da Washington a Doha sono gravi. Secondo il Dipartimento della Difesa statunitense ci sono ragionevoli indicazioni che l’Emirato sia uno dei più importanti hub per il finanziamento dell’Islamic State (IS, ma anche Isis e Isil, a dirsi voglia) e, più in generale, delle reti terroristiche internazionali.

Già nel 2008, secondo i cablogrammi di WikiLeaks, l’allora ambasciatore americano a Doha, Joseph LeBaron, aveva messo in guardia il Dipartimento di Stato. A distanza di sei anni, nulla pare essere mutato. E per Sheikh Tamim bin Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar, il piano su cui si sta muovendo rischia di essere troppo inclinato.

Nell’aprile 2013 il ministro siriano dell’Informazione, Omran al-Zoubi, aveva apertamente parlato del Qatar come di una delle principali fonti di finanziamento dell’IS. Secondo al-Zoubi, l’emirato è diventato un luogo sicuro, e tecnologicamente avanzato, per il fundraising dell’organizzazione. Allo stesso modo, anche Nouri Kamil Mohammed Hasan al-Maliki, il dimissionario Primo ministro iracheno, ha accusato l’Emirato.

“Accuse infondate”, ha subito controbattuto Doha. La famiglia Al Thani ha ricordato che l’intenzione del Qatar non è quella di contribuire al finanziamento del terrorismo, bensì al suo sradicamento. Eppure, secondo uno studio della Brookings Institution, esistono ancora reti di fundraising nella penisola capaci di interlacciarsi con le piazze finanziarie occidentali.

Secondo le indiscrezioni derivanti dal furto di circa 160 pendrive USB appartenenti all’IS, come ha riportato in giugno The Guardian, il bilancio consolidato dell’organizzazione vale circa 2 miliardi di dollari. Sequestri, contrabbando di petrolio, traffico di droga e armi, hacking, operazioni terroristiche: sono queste le voci dei principali suoi proventi, secondo i due rapporti annuali, 2012 e 2013, finora redatti dal gruppo.

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