Il ritorno del maestro: Tony Allen e il suo Film of life


Tony Allen è uno di quei pochi, pochissimi musicisti che possa pensare di avere davvero creato qualcosa di sostanzialmente nuovo, che ha cambiato il modo di fare e ascoltare musica. Non da solo, certo. Fela Kuti resterà sempre il grande nume tutelare che è giusto che sia. Ma l'Afrobeat è anche suo legittimissimo figlio.

Tony Allen è uno di quei pochi, pochissimi musicisti che possa pensare di avere davvero creato qualcosa di sostanzialmente nuovo, che ha cambiato il modo di fare e ascoltare musica. Non da solo, certo. Fela Kuti resterà sempre il grande nume tutelare che è giusto che sia. Ma l’Afrobeat è anche suo legittimissimo figlio.

Non è quindi un caso se Tony Allen viene definito da molti il più grande batterista e percussionista che l’Africa abbia mai conosciuto. Se chiunque vorrebbe collaborare con lui. In tanti ci sono riusciti in questi ultimi anni, da quando, dal 2000 in poi diciamo, ha ripreso con intensità la sua attività musicale e discografica. Ha suonato con le Zap Mama, con Jimi Tenor e con Charlotte Gainsbourg, nei supergruppi The Good, The Bad & The Queen e Rocket Juice and the Moon.

E ancora oggi, anche se ha 74 anni, l’uscita di un suo nuovo disco viene considerata un evento importante. Il suo decimo album da studio si intitola “Film of Life”, il film di una vita insomma, e, coerentemente con il titolo, contiene influenze musicali varie e diverse, così come è stato per la carriera musicale di questo straordinario artista. C’è l’afrobeat, e non poteva essere diversamente. Ma c’è anche il jazz, il bebop in particolare, e il pop, con cui in questa seconda parte della sua carriera ha flirtato spesso e volentieri.

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