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Il rompicapo Lula, favorito alla presidenza che rischia l’arresto

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Il Brasile vive ore di incertezza dopo la condanna in appello dell’ex presidente, che parlando al suo disorientato partito promette battaglia. E la possibilità di uno scontro sociale spaventa opposizione e forze dell’ordine

«La mia protezione è la mia innocenza». Il giorno dopo la condanna in appello a 12 anni e 1 mese di reclusione, Lula ha tenuto un discorso ai membri del Pt, il partito dei lavoratori, per fare il punto sulle sue prossime mosse. Lo scenario è complesso sia dal punto di vista giuridico che politico, poiché l’ex presidente, pur indagato e condannato per corruzione passiva e riciclaggio, rimane in testa ai sondaggi per le prossime elezioni del 7 ottobre.

Ma qual è stato il percorso processuale finora? Lula è accusato di essere stato corrotto dall’impresa edile Oas per farla partecipare agli appalti della Petrobras, la società petrolifera statale già messa in ginocchio dalla corruzione trasversale dei partiti brasiliani. L’ex metalmeccanico avrebbe ottenuto come tangente un immobile di lusso con relativa ristrutturazione, conosciuto come il Triplex do Guarujà, zona costiera dello stato di San Paolo.

 In primo grado, è stato condannato a 9 anni e 6 mesi da Sergio Moro, il famoso giudice della Lava-Jato, l’indagine più volte accostata all’italiana “Mani Pulite”. La Corte d’Appello – il Tribunale Federale della 4ª regione di Porto Alegre, composto dai giudici Pedro Gebran Neto, Leandro Paulsen e Victor Luiz dos Santos Laus – ha deciso all’unanimità di confermare la prima condanna, aumentandola a 12 anni e 1 mese. Fin dalle prime ore, in Brasile, si è aperto un dibattito sull’eventuale prigione di Lula, che ha già fatto sapere di non accettare il verdetto.

La difesa, in passato, ha accusato di essere vittima di una persecuzione politica della stampa, dell’élite e della magistratura. «Se rispettassi questa decisione, perderei il rispetto di mia nipote, di mia figlia e di tutti voi», ha detto Lula rivolgendosi ai colleghi del partito progressista.

 In teoria, Lula dovrebbe essere arrestato subito dopo aver presentato tutti i ricorsi possibili presso il tribunale di Porto Alegre. La condanna unanime, però, gli consente di poter ricorrere solo su aspetti tecnici della sentenza. Esistono poi altri due gradi di giudizio a cui sicuramente la difesa del petista farà ricorso: Stj e Stf, un tribunale di competenza statale e l’altro federale.

 Al momento, quindi, Lula è ufficialmente condannato e potrebbe essere arrestato in tempi brevi. In questo scenario, però, s’inseriscono una serie di questioni politiche. La prima è come arrestare l’ex presidente senza creare tumulti con i suoi sostenitori. Il capo della Policia Federal, Fernando Segovia, ha dichiarato al sito Poder 360 che tutto sarebbe «più pacifico» se Lula decidesse di consegnarsi spontaneamente.

 La seconda questione cruciale è la candidatura per le politiche. I sondaggi vedono Lula in testa sia al primo turno che al ballottaggio, ma la condanna lo rende automaticamente ineleggibile per la legge della Ficha Limpa che inibisce dagli incarichi pubblici per 8 anni. Nonostante ciò, il Pt potrà registrare la candidatura presso il Tribunale elettorale (TSE) e ricorrere contro eventuali impugnazioni sia all’Stj che all’Stf. Molto dipenderà dalla tempistica che gli avvocati di Lula decideranno di adottare per l’intero quadro giudiziario.

 L’attuale presidente, Michel Temer, ha optato per non commentare il caso del suo ex-alleato, mentre le forze di opposizione hanno esultato per la condanna. Geraldo Alckmin, in pole per essere il candidato dei conservatori (Psdb), ha detto che «nessuno può sentirsi al di sopra della legge», mentre Jair Bolsonaro, il candidato di estrema destra che è secondo nei sondaggi ha festeggiato sui social.

 Allo stato attuale, nemmeno gli avversari di Lula hanno capito bene se sarà meglio disputare le elezioni con lui o senza di lui. Se non parteciperà, il rischio è che il voto si polarizzi; se invece sarà candidato – dopo essere stato condannato – potrebbe stravincere le elezioni puntando tutto sulla «persecuzione del popolo».

 Il Pt, pur avendo ufficialmente candidato Lula un giorno dopo la condanna, comincia a valutare scenari alternativi. La paura di molti, infatti, è che un cattivo risultato nel 2018 potrebbe far sparire il Pt dal radar politico, riducendolo a un partito di scarsa rappresentanza. Senza l’ex presidente, infatti, il Pt otterrebbe solo il 3% al primo turno qualora il candidato fosse Fernando Haddad, ex sindaco di San Paolo. L’altro nome a cui si lavora è quello di Jacques Wagner, colui che nel 2016 si fece da parte per cedere a Lula l’incarico di Ministro della Casa Civil del governo Rousseff.

 Nessun candidato soddisfa i vertici del partito, ma è altrettanto difficile che si decida di far convergere i voti del Pt su altre forze di sinistra come Psol, Pcdob o Pdt. La deadline per ufficializzare la propria candidatura alla giustizia elettorale è il 15 agosto. Il giorno successivo inizia la campagna elettorale. Gli scenari sono ancora tutti aperti, ma dopo la condanna in Appello le possibilità di assoluzione per Lula si assottigliano sempre di più.

@AlfredoSpalla

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