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Il successo della strategia di Putin


La crisi ucraina divide Oriente e Occidente e risveglia il “panslavismo”. Putin corteggia con successo tutti i fronti nazionalisti all’interno dell’Europa.

La crisi ucraina divide Oriente e Occidente e risveglia il “panslavismo”. Putin corteggia con successo tutti i fronti nazionalisti all’interno dell’Europa.

 

Negli ultimi mesi il crollo del rublo si è imposto all’attenzione dei media. Tra le cause, il crollo del prezzo del petrolio (principale prodotto d’esportazione in Russia) e le sanzioni economiche imposte da Europa e Usa in risposta all’annessione della Crimea e alle politiche russe in Ucraina orientale. La prospettiva di una profonda recessione e le possibili ripercussioni sull’economia russa ma anche sugli interessi economici dell’Europa occidentale hanno innescato un proliferare di analisi e futuri scenari.

Tuttavia, con qualche rara eccezione, sia gli osservatori che i mezzi di informazione occidentali hanno mancato di comprendere la portata del successo politico del Presidente russo Vladimir Putin in questo periodo. Putin è riuscito a indebolire il già traballante fronte dell’Ue e ancor più la cosiddetta solidarietà transatlantica tra Washington e Bruxelles. L’azione combinata dell’offensiva mediatica in corso – portata avanti dal canale RT della Tv pubblica russa unitamente all’agenzia di stampa Ruptly e al portale Sputnik per la diffusione di notizie in lingua straniera – e di una campagna politica di ampio respiro incentrata su un gruppo ristretto di personalità di primo piano, hanno fatto sì che la versione ufficiale russa raccogliesse all’estero inaspettati consensi per la linea di Putin nella gestione della questione ucraina.

Tra gli sviluppi più sorprendenti, l’emergere di simpatie per le politiche di Putin in Ucraina in paesi che solo 25 anni fa erano parte del Blocco sovietico prima di aderire all’Ue e alla Nato.

Il governo autoritario di Viktor Orbán in Ungheria è un caso emblematico. Il Primo ministro ungherese era salito alla ribalta poco prima della fine del regime comunista in Ungheria con un feroce discorso contro il comunismo, e contro il regime sovietico, durante un’affollata assemblea pubblica a Budapest. Oggi definisce la Russia un “mattatore”, unitamente alla Turchia e alla Cina, e loda i successi di queste “democrazie illiberali”.

Le sanzioni inflitte alla Russia dall’Ue equivarrebbero a “darsi la zappa sui piedi” secondo Orbán che ha criticato apertamente anche la politica estera Usa, che potrebbe invischiare l’Ungheria in una “nuova Guerra fredda”. Oltre a dipendere dalla Russia per le forniture di gas e gasolio, l’Ungheria ha stretto un misterioso accordo finanziario da 10 miliardi di euro che prevede l’ampliamento della centrale nucleare di costruzione russa a Pak sul Danubio.

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