Il “taglio” che unisce l’America all’Islam


Contro ogni probabilità, la circoncisione maschile domina ancora negli Usa.

 

Contro ogni probabilità, la circoncisione maschile domina ancora negli Usa.

 

 

Un maschio europeo che si cambia nello spogliatoio di una palestra negli Stati Uniti salta all’occhio. Questo perché negli States una larga maggioranza della popolazione maschile è circoncisa.

Al pari delle stragi nelle scuole, la pena di morte e il baseball, la circoncisione infantile preventiva è tra le prerogative americane che gli stranieri faticano a capire e gli Americani a spiegare.

Alla fine degli anni Settanta, i due terzi dei maschietti nati negli Stati Uniti venivano circoncisi subito dopo la nascita. Nel 2010, secondo il National Center for Health Statistics, questa percentuale era diminuita del 10%.

In America l’amputazione del prepuzio ai neonati è un bizzarro retaggio di una fissazione vittoriana sul peccato, sulle malattie e sulla prevenzione, trasformatasi col tempo in un fenomeno culturale laico che pochi contestano o mettono in discussione.

Come può accadere che un paese tecnologicamente avanzato come gli Stati Uniti accolga una pratica tribale come la circoncisione?

Partiamo da una definizione. Alla nascita il bambino maschio ha un pene rivestito da un prepuzio, un lembo di pelle con terminazioni nervose, la cui parte in eccesso, nella circoncisione, viene tagliata via.

Al di fuori degli Stati Uniti, la maggioranza delle circoncisioni viene praticata su ragazzi ebrei e musulmani in età puberale come rituale religioso. Secondo le stime dell’OMS, nel 2007 un terzo della popolazione maschile nel mondo era circonciso, di cui due terzi musulmani.

Benché le sue origini siano ancora ignote, la pratica della circoncisione potrebbe essere sorta in Africa 70.000 anni fa. Questa datazione spiegherebbe la sua diffusione presso gli aborigeni australiani e presso le tribù del Nuovo Mondo, come testimoniato da Cristoforo Colombo.

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