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“Immigrati bangladeshi preparate le valigie”


Tutto il mondo è paese e, specie in campagna elettorale, emergono le similitudini nei metodi e nei contenuti, anche a migliaia di chilometri di distanza. Se quindi nell'Italia del periodo pre elettorale si torna a spingere su immigrazione clandestina addirittura inventadosi un rischio virus ebola, Narendra Modi la settimana scorsa se l'è presa coi migranti del Bangladesh.

Tutto il mondo è paese e, specie in campagna elettorale, emergono le similitudini nei metodi e nei contenuti, anche a migliaia di chilometri di distanza. Se quindi nell’Italia del periodo pre elettorale si torna a spingere su immigrazione clandestina addirittura inventadosi un rischio virus ebola, Narendra Modi la settimana scorsa se l’è presa coi migranti del Bangladesh.

In una serie di comizi nel Bengala Occidentale il carrozone della Modi Wave ha giocato la carta del risentimento locale nei confronti dei milioni di bangladeshi che, negli anni, si sono stabiliti al di là del confine nazionale.

Secondo le statistiche ufficiose oggi, in India, ci sono almeno 10 milioni di bangladeshi (altre fonti dicono addirittura 20), la stragrande maggioranza dei quali residente nel Bengala Occidentale. Un territorio dove le affinità sociali e culturali sono enormi: dal cibo alla lingua, passando per la musica, la letteratura e le convenzioni sociali, Bengala Occidentale e Bangladesh sono divise da un confine culturalmente inesistente.

I flussi migratori dal Bangladesh, come solito, sono alimentati dalla ricerca di condizioni di vita migliori, amplificate nel caso specifico da storie di famiglie divise dalla Partition del 1947 tra India e l’allora East Pakistan (diventato Bangladesh dopo la sanguinosa guerra d’indipendenza del 1971).

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