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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Iraq, Mustafa al-Kadhimi è il nuovo premier

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In Iraq il Parlamento ha nominato il nuovo Primo Ministro, mettendo così fine a un periodo di incertezza politica durato sei mesi. L’esecutivo dovrà fronteggiare diverse emergenze

In Iraq il Parlamento ha nominato un nuovo Primo Ministro

Il Primo Ministro iracheno designato Mustafa al-Kadhimi tiene un discorso durante il voto sul nuovo Governo presso la sede del Parlamento a Baghdad, Iraq, 7 maggio 2020. Ufficio dei media del Parlamento iracheno via REUTERS

Il Parlamento iracheno ha nominato ieri Mustafa al-Kadhimi nuovo Primo Ministro dell’Iraq, mettendo così fine – forse – a un lungo periodo di incertezza politica. Il Paese era infatti senza un Governo dallo scorso novembre, quando l’allora Primo Ministro Abdul Mahdi si era dimesso a seguito di forti proteste antigovernative.

Chi è Mustafa al-Kadhimi

Al-Kadhimi ha 53 anni e poca esperienza in politica: è noto soprattutto per aver diretto il servizio di intelligence iracheno dal 2016 e per la sua opposizione alla dittatura di Saddam Hussein. È però apprezzato per il suo pragmatismo e per le sue abilità diplomatiche. E, soprattutto, è gradito sia agli Stati Uniti che all’Iran, le due nazioni (avversarie) che esercitano maggiore influenza sull’Iraq e che al-Kadhimi dovrà riuscire a bilanciare.

La crisi del petrolio e il coronavirus

Oltre alle crisi ereditate dal precedente Governo – il malcontento popolare, la disoccupazione, la diffusa percezione di corruzione –, l’esecutivo di al-Kadhimi è chiamato a fronteggiare due nuove emergenze, legate tra loro: l’epidemia di Covid-19 e il crollo dei prezzi del petrolio.

In Iraq ci sono 2480 casi accertati di contagio da coronavirus e poco più di 100 morti, ma si sospetta che i numeri reali siano molto più alti. Il sistema sanitario nazionale non sembra essere in grado di gestire la situazione. Il coronavirus, inoltre, ha imposto la chiusura delle attività produttive, andando ad aggravare una situazione economica già critica.

A peggiorare il quadro, poi, si è aggiunto il crollo dei prezzi del greggio, dovuto all’impatto negativo del coronavirus sulla domanda globale. Le entrate petrolifere sono fondamentali per l’Iraq, perché costituiscono circa il 90% del bilancio e permettono di pagare le pensioni e gli stipendi dei (tantissimi) dipendenti statali. Per sostenere la spesa pubblica, l’Iraq ha bisogno che il petrolio si venda almeno a 60 dollari al barile, mentre adesso ne vale circa la metà.

Vista la situazione, al-Kadhimi si trova davanti a un bivio, sintetizza il New York Times: tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici, oppure ridurne drasticamente il numero. A prescindere dalla scelta, entrambe le decisioni si riveleranno estremamente impopolari.

I rapporti con l’Iran e gli Stati Uniti

Al-Kadhimi non proviene dalle fila di un partito religioso sciita, come ad esempio il Partito Islamico Da’wa, al quale appartenevano quasi tutti i Primi Ministri iracheni che si sono succeduti dalla fine del regime di Hussein. Secondo alcuni analisti, questo fatto potrebbe indicare un allentamento (almeno parziale) della presa iraniana sull’Iraq: attraverso l’appoggio a partiti e milizie sciite, Teheran è infatti riuscita a guadagnarsi una forte influenza politica ed economica su Baghdad.

Bisogna ricordare però che la composizione del Parlamento iracheno non è cambiata, e che la seconda coalizione più numerosa – l’Alleanza Fatah – è composta da gruppi filo-iraniani. Uno stravolgimento dello status quo non sembra insomma probabile.

Mustafa al-Kadhimi è una figura piuttosto gradita agli Stati Uniti, che in Iraq mantengono una presenza militare. E infatti, proprio per dimostrare il sostegno al nuovo Governo, Washington ha rinnovato a Baghdad il permesso di importare elettricità dall’Iran per altri 120 giorni.

Proprio l’Iraq è il principale terreno di sfogo delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. È in Iraq, ad esempio, che gli americani hanno ucciso il generale iraniano Qassem Suleimani; ed è in Iraq che avvengono le rappresaglie iraniane.

La minaccia Isis

Al-Kadhimi dovrà gestire anche la possibile riorganizzazione dello Stato Islamico (Isis): l’organizzazione terroristica sta approfittando della pandemia da coronavirus per cercare di riguadagnare terreno in Iraq, soprattutto nelle zone settentrionali.

@marcodellaguzzo

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