In Kosovo il potere è in mano agli ex capi militari dell’Uck travestiti da politici democratici. Intervista a padre Sava Janjic – parte seconda


Seconda parte dell’intervista che padre Sava Janjic, Igumeno del monastero di Visoki Decani, nel Kosovo occidentale, e figura importante della chiesa serbo ortodossa, ha rilasciato ad East.

Seconda parte dell’intervista che padre Sava Janjic, Igumeno del monastero di Visoki Decani, nel Kosovo occidentale, e figura importante della chiesa serbo ortodossa, ha rilasciato ad East.

 

Father Sava Janjic stands in front of the 14th century Decani Orthodox monastery, 100 km (70 miles) west of the Kosovo capital Pristina, May 15, 2006. The Serbian Orthodox monastery is under heavy NATO guard. More than 30 Orthodox religious sites were destroyed or damaged in Albanian riots in March 2004, and as the United Nations moves to decide the fate of Kosovo, the Serbian Orthodox Church is fighting for survival and international protection. Picture taken May 15, 2006. Photo REUTERS Come vivono i serbi rimasti in Kosovo?

Il numero di ortodossi serbi cristiani in Kosovo è di circa 130mila su una popolazione totale di due milioni di abitanti. Sono dispersi in diverse enclave, luoghi spesso privi delle più elementari forme di servizio pubblico o condizioni igienico sanitarie. Nel nord del Kosovo i serbi sono la maggioranza della popolazione, ma il numero più rilevante di serbi, vivono in aree a maggioranza albanese nel Kosovo centrale e orientale. La vita dei serbi del Kosovo è enormemente difficile: vivere ai margini della società kosovara, con un tasso di disoccupazione molto elevato, in uno stato di isolamento sociale e culturale è una quotidiana e terribile fatica. Vi sono poi comunità serbe che sono particolarmente prese di mira dai nazionalisti albanesi e le loro condizioni di vita sono ancora più difficili e umilianti.

Da quando la guerra del 1999 è finita sono stati distrutti diversi luoghi sacri…

Dal 1999, 150 chiese ortodosse serbe sono state distrutte dai nazionalisti albanesi. Tutti questi atti vandalici sono stati pienamente documentati. Durante i conflitti degli anni ’90 che hanno insanguinato la ex Jugoslavia, molti siti religiosi, appartenenti a qualsiasi confessione sono stati devastati. E nonostante la presenza delle forze internazionali di pace sul territorio la distruzione è proseguita ben oltre la guerra. Solo nelle sommosse del 2004, sono state bruciate in due giorni 35 chiese serbe, tra cui una appartenente al Patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. Al momento la situazione è un po’ più stabile, ma i siti cristiani ortodossi sono molto spesso bersaglio di provocazioni e minacce da parte di nazionalisti albanesi radicali. La comunità internazionale in Kosovo ha introdotto diverse leggi per la tutela dei siti cristiani, ma l’attuazione di queste leggi è molto difficile. Negli ultimi cinque mesi il Kosovo si trova in un blocco istituzionale totale visto che i grandi partiti non riescono a trovare un accordo su come condividere il potere e riformare la società. Iniziative politiche moderate sono state gravemente emarginate e lo scenario politico più probabile sarà quello di concentrare ancora una volta il potere reale nelle mani di ex capi militari dell’Uck, oggi riciclati nella forma di politici “democratici” del nuovo Kosovo.

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