spot_img

In Ucraina c’è la guerra, lo dice la Croce rossa internazionale


Mentre a Kiev la parata per il giorno dell’indipendenza riempiva la Khreshatik, a Donetsk i separatisti hanno fatto sfilare sotto le baionette e tra due ali di folla inferocita alcuni prigionieri di guerra ucraini. Nelle stesse ore il Comitato internazionale della Croce rossa lasciava trapelare la decisione di classificare formalmente la crisi ucraina a “conflitto internazionale”. Questo apre la strada al tribunale dell’Aja.

Mentre a Kiev la parata per il giorno dell’indipendenza riempiva la Khreshatik, a Donetsk i separatisti hanno fatto sfilare sotto le baionette e tra due ali di folla inferocita alcuni prigionieri di guerra ucraini. Nelle stesse ore il Comitato internazionale della Croce rossa lasciava trapelare la decisione di classificare formalmente la crisi ucraina a “conflitto internazionale”. Questo apre la strada al tribunale dell’Aja.

 

Photo REUTERS/Maxim Shemetov
Non c’è da stupirsi se il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov non ha visto nulla di umiliante nella parata dei prigionieri di guerra a Donetsk. “Ho visto delle foto”, ha detto Lavrov “e non ci ho trovato niente che potesse definirsi un abuso”. Anche noi abbiamo visto delle foto, ma la pensiamo diversamente.

I prigionieri ucraini sono stati fatti sfilare sotto la minaccia delle baionette dei miliziani. Visibilmente disorientati e spaventati, con le barbe lunghe, i soldati hanno dovuto sottostare alla gogna di due ali di folla inferocite che li insultavano. Il piccolo corteo era seguito da tre autobotti che in maniera teatrale hanno lavato la strada dopo il loro passaggio. Il fatto che sia i miliziani sia Lavrov considerino tutto questo adeguato al trattamento da riservarsi a dei prigionieri è solo un altro indizio della distanza che separa la Russia dall’Occidente. Né più e né meno del trattamento riservato in patria all’opposizione, alla comunità LGBT, alle religioni diverse dalla cristiano-ortodossa, alle minoranze etniche in Crimea, e così via.

Terrorismo o guerra?

Il governo ucraino farebbe bene a cambiare nome all’operazione antiterrorismo. Anzi, qualificare i separatisti come terroristi è stato un errore sin dall’inizio delle rivolte nel sud e nell’est del Paese, quando i manifestanti occupavano gli edifici pubblici proprio come avevano fatto i dimostranti di Euromaidan pochi mesi prima a Kiev. Allora, il primo ministro Azarov e il presidente Janukovich furono sul punto di sedare la rivolta lanciando proprio un’operazione antiterrorismo.

Ma è un errore anche adesso, e di diversa natura. Adesso che nel Donbass si combatte una guerra tra la guardia nazionale ucraina e un esercito irregolare armato e composto in buona parte dai russi. Terrorismo o guerra non è una differenza di poco conto.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img