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Modi svende il patrimonio storico e l’India non ci sta

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Il Red Fort di Delhi, monumento simbolo dell’indipendenza, sarà gestito dal gruppo Dalmia. Il contratto rientra in un più ampio piano del governo, che punta ad affidare ai privati il patrimonio storico. E tra poco toccherà anche al Taj Mahal. Ma i dubbi sull’iniziativa sono molti

Lo scorso weekend il governo federale indiano ha annunciato di aver dato in gestione il Red Fort di New Delhi al gruppo Dalmia, uno dei principali conglomerati indiani. Il Red Fort, forte realizzato nel diciassettesimo secolo dall’imperatore musulmano Shah Jahan e oggi monumento iconico della capitale indiana, è uno dei luoghi simbolo della lotta per l’indipendenza dell’India: il 15 agosto di ogni anno, dal 1947, il primo ministro indiano pronuncia dal forte un discorso alla nazione, preceduto dall’alzabandiera del tricolore indiano.

Secondo i termini del contratto finalizzato tra il ministero del turismo e il gruppo Dalmia – con interessi nel cemento, nello zucchero e nel mercato energetico – il conglomerato avrà in gestione il monumento per la durata di cinque anni, a fronte di un investimento complessivo di 250 milioni di rupie (pari a 3,7 milioni di dollari). Coi fondi stanziati, spiega Scroll.in, il gruppo Dalmia «costruirà, supervisionerà e manterrà infrastrutture turistiche per rendere il sito più interattivo e accessibile ai visitatori. Le infrastrutture includono servizi come i bagni, acqua potabile e ristoranti, biglietterie, audio-guide, illuminazione e installazioni interattive di realtà virtuale». In cambio, il gruppo potrà apporre il proprio logo all’interno del sito e incassare i proventi dei servizi, a patto di reinvestirli interamente nella manutenzione, nella cura e nella gestione dell’intero complesso, uno dei più visitati del Paese.

L’iniziativa è parte della campagna “Adopt a Heritage” lanciata lo scorso mese di settembre dal primo ministro Narendra Modi con l’obiettivo di coinvolgere il settore privato nella gestione del patrimonio storico e turistico indiano. Come si legge nel sito ad hoc lanciato dal ministero del turismo, le compagnie indiane possono partecipare al bando di adozione di uno e più siti e diventare Monument Mitras, ovvero “amici dei monumenti”.

Nonostante la pratica dell’adozione privata di attrazioni turistiche abbia già coinvolto altri fiori all’occhiello del patrimonio storico e culturale indiano – dal Qutub Minar alle grotte di Ellora, date in gestione a Yatra.com, fino al parco astronomico di Jantar Mantar, affidato alle cure della State Bank of India – e presto comprenderà anche il Taj Mahal – attualmente conteso da due sponsor privati – il passaggio di consegne dall’amministrazione statale al gruppo Dalmia di un sito così evocativo dal punto di vista storico come il Red Fort ha sollevato fortissime critiche in tutto il Paese.

Lo storico Sohail Hashmi, in un lungo commento pubblicato su Indian Express, ad esempio scrive: «Non si può iniziare a svendere monumenti del patrimonio mondiale a chi vuole accaparrarsi sgravi fiscali di Corporate Social Responsibility col proprio nome spiattellato su tutta la segnaletica. Una questione emersa con chiarezza è quella della dimensione dei nuovi cartelli [brandizzati] ancora da definire! La vera domanda dovrebbe essere perché dobbiamo anche solo discutere della segnaletica? Se vuoi occuparti di conservazione del patrimonio, smetti di promuovere il tuo brand. Se vuoi promuovere il tuo brand vai a sponsorizzare una stazione della metro o una stazione dei treni, ma stai alla larga dal nostro patrimonio».

A difesa della bontà dell’iniziativa, il ministry of state del turismo (nel sistema indiano, una carica paragonabile ai nostri sottosegretariati) K.J. Alphons ha spiegato che «Le compagnie coinvolte nel progetto potranno mettere dei cartelloni per indicare che hanno realizzato loro determinate strutture. Se spendono i propri soldi, non c’è nulla di male a prendersene il merito».

Il portavoce dell’Indian National Congress, Randeep Singh Surjewala, attaccando l’iniziativa ha dichiarato: «Il primo ministro Narendra Modi si sta preparando per ipotecare il simbolo dell’India indipendente, dando il Red Fort in mano al privato. Modi e il Bjp capiscono l’importanza del Forte Rosso?».

A destare ulteriore preoccupazione, oltre all’ipotesi di un prossimo discorso dell’Indipendenza “sponsorizzato” dal gruppo Dalmia, si aggiunge il pedigree ultranazionalista della dirigenza del gruppo, già invischiato in passato in vicende quantomeno controverse. Come ricorda Shoaib Daniyal su Scroll.in, il padre-padrone del gruppo, Vishnu Dalmia, è stato uno dei principali sostenitori del movimento Ram Janmabhoomi, che negli anni Novanta promosse l’odio interreligioso tra hindu e musulmani facendo campagna attiva per la demolizione della moschea Babri di Ayodhya, in Uttar Pradesh, sostenendo fosse stata eretta sulle ceneri del luogo di nascita del dio hindu Ram. Lo stesso Dalmia, tra l’altro, figura nel registro degli indagati per la demolizione della moschea Babri, la miccia che fece esplodere violenze intercomunitarie su scala subcontinentale.

Come un gruppo che vanta una simile dirigenza possa gestire dignitosamente uno dei complessi archeologici simbolo dell’India indipendente e laica e della dinastia musulmana Moghul non può non sollevare dubbi circa lo spirito dell’iniziativa promossa dal governo Modi.

@majunteo 

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