Il risiko dell’Indo-Pacifico dopo Kabul


Dopo il caos in Afghanistan, l'Indo-Pacifico acquisisce ancora più centralità, anche perché gli Stati Uniti giocano lì la vera partita...

Lorenzo Lamperti Lorenzo Lamperti
Direttore editoriale di China Files e coordinatore editoriale di Associazione Italia-ASEAN. Scrive di Cina e Asia per diverse testate tra cui Affaritaliani (di cui ha gestito la sezione esteri), Eastwest, il Manifesto e ISPI.

Dopo il caos in Afghanistan, l’Indo-Pacifico acquisisce ancora più centralità, anche perché gli Stati Uniti giocano lì la vera partita…

Il doloroso processo di distacco degli Stati Uniti dall’Afghanistan sta causando alcuni smottamenti anche in Asia e Pacifico. Come raccontato da eastwest, la Cina ha subito approfittato della caduta di Kabul per criticare la debacle di Washington e alzare la pressione retorica su Taiwan. Una pressione anche strategica, viste le esercitazioni su larga scala condotte dalla flotta dell’Esercito popolare di liberazione lo scorso 17 agosto al largo delle coste taiwanese. Allo stesso tempo, sta cercando di mettere in sicurezza la porzione del suo territorio confinante con l’Afghanistan (cioè la regione del Xinjiang) rafforzando i rapporti difensivi con le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. Gli Stati Uniti stanno rispondendo con una serie di azioni militari e diplomatiche per rilanciare la loro presenza nell’Indo-Pacifico, alle porte della Repubblica popolare e all’interno delle acque contese del Mar Cinese meridionale. Un rilancio che passa attraverso un’azione di rassicurazione dei partner dell’area sulle intenzioni di lungo termine di Washington, la cui immagine è stata innegabilmente scalfita dalla dinamica di quanto accaduto a Kabul.

Nessuno vuole fare a meno degli Stati Uniti e della loro protezione difensiva, ma un po’ tutti stanno iniziando a immaginare un futuro nel quale la propria sorte dipende innanzitutto da se stessi. Persino Taiwan, la cui sicurezza dipende in larga parte proprio dagli armamenti e dalle azioni americane, ha iniziato a parlare della necessità di non dipendendere in maniera eccessiva dalla volontà di protezione altrui. Vale a dire Stati Uniti. Ecco, dunque, che venerdì 27 agosto due navi americani, il cacciatorpediniere USS Kidd e un mezzo della guardia costiera hanno effettuato un transito nello Stretto, l’ottavo realizzato dalla Marina statunitense durante l’amministrazione Biden.

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