Indo-Pacifico: gli Stati Uniti tornano per “restare”


Il disimpegno degli Usa dall'Afghanistan e dal Medio Oriente si spiega con la volontà di concentrare l'attenzione sull'Indo-Pacifico. E il viaggio di Kamala Harris a Singapore e in Vietnam intende dimostrarlo

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

Il disimpegno degli Usa dall’Afghanistan e dal Medio Oriente si spiega con la volontà di concentrare l’attenzione sull’Indo-Pacifico. E il viaggio di Kamala Harris a Singapore e in Vietnam intende dimostrarlo

Il 6 luglio scorso il coordinatore per l’Indo-Pacifico dell’amministrazione di Joe Biden, Kurt Campbell, ha detto delle cose utili per capire la grande strategia degli Stati Uniti dietro al ritiro (disastroso) dall’Afghanistan. Campbell spiegò che, per rispondere all’ascesa della Cina e alle sue ambizioni di leadership globale, l’amministrazione Biden aveva messo l’Asia al centro della politica estera americana. Parlò dunque di un “movimento dal Medio Oriente, e sarà doloroso, con ogni probabilità. Vedremo delle vere sfide in posti come l’Afghanistan, ma un’attenzione molto maggiore sull’Indo-Pacifico”.

Il messaggio che Campbell voleva far passare è che il distacco dall’Afghanistan e dal Medio Oriente, benché problematico e carico di rischi, è utile al piano di contenimento di Pechino in Asia: è infatti qui che Washington dovrà concentrare le attenzioni, gli sforzi e i soldi, se vorrà mantenere il suo primato internazionale ed evitare il sorpasso cinese.

Perché però la strategia indo-pacifica abbia successo, precisava il diplomatico – che la regione la conosce bene: è l’autore del concetto di pivot to Asia –, bisogna “fare di più nel Sud-est asiatico”. È un’area importante nella competizione tra America e Cina per tanti motivi: perché è economicamente vivace e tendente alla digitalizzazione; perché ha grossi rapporti commerciali con Pechino ma anche tensioni politiche e territoriali; perché guarda con timore all’ascesa cinese, anche se non vuole farsi trascinare in un confronto diretto.

Il viaggio di Kamala Harris a Singapore e in Vietnam

Campbell aveva anticipato che gli Stati Uniti avrebbero presto iniziato a “fare sul serio” con il coinvolgimento diplomatico attivo dei Paesi del Sud-est asiatico. E infatti questa domenica la vicepresidente Kamala Harris partirà per un viaggio diplomatico a Singapore e in Vietnam per mostrare alla regione che l’America è arrivata “per restare”, come ha detto a Reuters un funzionario della Casa Bianca. Sarà la prima visita in Vietnam di un vicepresidente americano e il secondo tour all’estero per Harris, che a giugno è stata in Guatemala e in Messico per occuparsi della questione migratoria.

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