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LA NOTIZIA DEL GIORNO

L’Arabia Saudita verso il nucleare

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L’intelligence americana tiene d’occhio l’Arabia Saudita che sta collaborando con la Cina per dotarsi di proprie capacità nucleari. E non è la prima volta che ha dei sospetti

L'intelligence americana tiene d'occhio l'Arabia Saudita. I pellegrini musulmani nella città santa della Mecca, Arabia Saudita, 31 luglio 2020. Agenzia di stampa saudita via REUTERS

I pellegrini musulmani nella città santa della Mecca, Arabia Saudita, 31 luglio 2020. Agenzia di stampa saudita via REUTERS

Ieri il New York Times ha scritto che l’intelligence americana sta tenendo sotto osservazione l’Arabia Saudita, che sta collaborando con la Cina per sviluppare le proprie capacità nucleari. Riad avrebbe intenzione di produrre combustibile nucleare per scopi industriali, ma il timore degli Stati Uniti è che il progetto possa avere degli sviluppi militari nascosti.

La monarchia saudita – dicono da Washington – dovrà farne di strada prima di riuscire a dotarsi, eventualmente, di una testata nucleare. Ma l’attenzione è comunque alta, anche perché il partner scelto da Riad (alleato americano) è Pechino, ovvero il principale avversario strategico degli Stati Uniti.

Non è la prima volta che l’intelligence americana ha dei sospetti sulle attività nucleari in Arabia Saudita. Le agenzie stanno attualmente monitorando due siti nel Paese: uno si trova vicino alla capitale Riad, nei pressi di un’area in cui si producono pannelli solari; l’altro – di cui ha dato notizia il Wall Street Journal – è nel deserto nel nord-ovest. In entrambi si starebbe lavorando a processi dai potenziali impieghi militari.

Del resto, già nel 2018 il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva detto che l’Arabia Saudita si sarebbe dotata di armi nucleari nel caso in cui l’Iran, suo rivale regionale, avesse sviluppato la bomba atomica. Nel maggio dello stesso anno gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo sul nucleare iraniano, spingendo così Teheran – che fino ad allora stava rispettando il patto – a riprendere l’arricchimento dell’uranio.

Adesso l’amministrazione Trump si trova però con le spalle al muro: non può condannare le ambizioni nucleari iraniane e tacere invece su quelle saudite. Nonostante la vicinanza a bin Salman, la Casa Bianca non può risparmiare le critiche a Riad come già fatto con il caso dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Se lo facesse, la strategia di “massima pressione” contro l’Iran ne uscirebbe delegittimata.

Il programma nucleare saudita non è tuttavia una novità, così come non lo è la collaborazione con la Cina sul tema. Nel 2017, ad esempio, la China National Nuclear Corporation aveva annunciato un progetto con Riad per l’estrazione dell’uranio dall’acqua di mare.

L’ironia, ha detto al New York Times un ex-funzionario della Cia, è che l’Arabia Saudita ricerca una partnership nucleare con un Paese vicino all’Iran. Il mese scorso è infatti stata svelata l’intesa strategica raggiunta tra Pechino e Teheran, che prevede investimenti cinesi in Iran in cambio di forniture di greggio, oltre ad un rafforzamento della cooperazione militare.

È interessante notare come – in entrambi i casi, ma in forme ovviamente molto diverse – siano stati proprio gli Stati Uniti a favorire questi contatti. Teheran, cioè, si è avvicinata alla Cina per reagire all’isolamento nei suoi confronti portato avanti da Washington. Riad, invece, si è affidata a Pechino per sviluppare il proprio programma nucleare perché l’America chiedeva il rispetto di troppe condizioni (quelle del trattato di non proliferazione nucleare).

L’interesse dell’Arabia Saudita per il nucleare, comunque, si spiega anche con la volontà del regno di mantenere una rilevanza energetica al di là del petrolio, attraverso l’esportazione di uranio. Gli Emirati Arabi Uniti – un altro produttore petrolifero di peso – stanno perseguendo un obiettivo simile, e di recente hanno attivato il primo reattore della centrale nucleare di Barakah.

L’energia è al centro anche degli interessi della Cina. La collaborazione con Riad – come già quella con Teheran – potrebbe garantire a Pechino l’accesso al petrolio, di cui è il maggiore importatore al mondo.

@marcodellaguzzo

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