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GOSSIP INTERNAZIONALE

La riforma dell’intelligence italiana

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L’idea è di riformare l’intelligence italiana in un National Security Council americano, che possa pianificare politica estera, difesa e sicurezza con strategie a medio e lungo termine

Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Robert O’Brien a New York, 25 settembre 2019. REUTERS/Jonathan Ernst

Se ne è parlato tante volte in passato ma la complessità delle nuove minacce, dagli effetti economici della pandemia Covid alle ambizioni egemoniche delle nuove tecnologie cinesi con il 5G fino alla crisi del Mediterraneo (Libia, Libano e ora Tunisia) riportano d’attualità la creazione – anche in Italia – di qualcosa che assomigli al National Security Council americano, che abbia al suo vertice un Consigliere per la sicurezza nazionale, praticamente una fotocopia di quello che è Robert O’Brien per l’amministrazione Trump.

Sempre più tra Palazzo Chigi e Farnesina si ragiona su una sorta di foro interministeriale permanente nel quale il Presidente del Consiglio e gli altri membri del Governo responsabili della sicurezza nazionale possano pianificare gli indirizzi strategici della politica estera, di difesa e sicurezza con strategie a medio e lungo termine. Insomma proprio quello che manca all’attuale architettura dell’intelligence italiana, figlia della legge 801 del ’77, riformata poi nel 2007 con l’accentramento delle funzioni di coordinamento in capo al Presidente del Consiglio attraverso il Dis da cui dipendono le branche per la sicurezza esterna Aise e per l’interno Aisi.

Ma è un’architettura che non risponde più alle esigenze di un mondo sempre più interdipendente che richiede grandi capacità di analisi e rapidità decisionale.

Chi si è fatto interprete di questa esigenza è ora la Fondazione Fare Futuro, guidata dal vicepresidente del Copasir (la commissione di vigilanza sui servizi) Adolfo Urso. “La legge attuale – spiega Urso – prevede che il Presidente del Consiglio possa delegare a un sottosegretario o a un Ministro senza portafoglio i compiti di coordinamento del comparto intelligence ma è un errore, serve un Ministro ad hoc per la sicurezza così come nel Cisr, il comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, dovrebbero sedere anche i Ministri delle Infrastrutture e della Ricerca per le competenze sugli aspetti economici e le fonti di energia”.

Secondo Urso (che su questi temi ha raccolto in un volume di prossima presentazione interventi bipartisan), la strada maestra resta quella del Consiglio di Sicurezza nazionale che “garantirebbe un livello più elevato di coordinamento reso più urgente dalla natura multidimensionale e dall’elevata volatilità delle minacce come guerra batteriologica, sicurezza cibernetica e intelligence economica”. Per svolgere queste funzioni, secondo Urso, il Consiglio per la Sicurezza nazionale si dovrebbe avvalere di un apparato di supporto analitico e di consulenza strategica coordinato da un esponente governativo, il Consigliere per la Sicurezza nazionale. Il Consiglio assorbirebbe quindi le funzioni attualmente attribuite al Cisr.

Per quanto poi riguarda l’intelligence economica, la Fondazione Fare Futuro propone una strategia non solo difensiva ma propositiva che veda seduti allo stesso tavolo con il Governo e le amministrazioni preposte alla sicurezza nazionale anche i rappresentanti delle imprese. Il tavolo dovrebbe delineare una strategia volta a sostenere i nostri operatori economici nella competizione globale. Oltre ad allargare il Cisr ai Ministri delle Infrastrutture e della Ricerca e al sottosegretario con delega al Cipe, si propone di creare due tavoli inter-istituzionali con la partecipazione dei rappresentanti del mondo economico e produttivo e del mondo accademico e della ricerca, delle Autorità di garanzia e dei massimi esponenti del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Si propone poi di anticipare a gennaio la presentazione alle Camere della relazione del Governo sulla politica di informazione e sicurezza per cui, dopo gli appositi atti di indirizzo del Parlamento, il Governo possa presentare un disegno di legge annuale per la sicurezza nazionale e rispondere alle esigenze emerse dalla relazione.

@pelosigerardo

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