Intelligenza artificiale: no a una guerra fredda tra Usa e Cina


L'ex amministratore delegato di Google ritiene che le capacità della Cina nel settore siano molto vicine a quelle degli Stati Uniti e che tra i due Paesi debba esserci una sana competizione

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

L’ex amministratore delegato di Google ritiene che le capacità della Cina nel settore siano molto vicine a quelle degli Stati Uniti e che tra i due Paesi debba esserci una sana competizione

Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google e oggi Presidente della Commissione di sicurezza nazionale sull’intelligenza artificiale (un organo indipendente che analizza le implicazioni di questa tecnologia per la difesa americana), pensa che le capacità della Cina nel settore siano “molto più vicine di quanto credessi” a quelle degli Stati Uniti.

Cosa pensa Schmidt

Fino a non molto tempo fa, Schmidt sosteneva che Pechino avrebbe raggiunto i livelli di Washington sull’intelligenza artificiale e sul computing quantistico nel giro di “un paio d’anni”. Venerdì scorso tuttavia, in un’intervista al quotidiano giapponese Nikkei Asia, ha detto che il divario informatico tra le due nazioni si sta riducendo. Non ha motivato la sua affermazione, ma ha spiegato cosa dovrebbe fare l’America per garantirsi il primato sulle tecnologie strategiche: creare “una partnership molto forte con i nostri amici asiatici”, ovvero il Giappone e la Corea del sud.

Con tecnologie strategiche, Schmidt non si riferisce solamente all’intelligenza artificiale e ai computer quantistici, ma anche ai semiconduttori (i microchip), alle biotecnologie e all’energia. L’ex-CEO di Google pensa che gli Stati Uniti debbano stabilire “relazioni molto più strette con i ricercatori giapponesi, con le università giapponesi, con il Governo giapponese”, istituendo anche dei gruppi di coordinamento a Washington e a Tokyo per favorire i contatti e lo scambio di informazioni.

Il Dialogo quadrilaterale sulla sicurezza, o Quad – ovvero il gruppo informale che riunisce Australia, Giappone, India e Stati Uniti –, è per Schmidt molto utile e andrebbe trasformato in una “struttura permanente”, cioè formalizzato in una vera e propria alleanza per il contenimento cinese: è quello che avrebbe voluto fare l’ex Presidente americano Donald Trump e che vorrebbe anche Joe Biden, ma non sarà facile trovare una sintesi tra le posizioni dei vari membri.

La competitività Usa-Cina, lo scorporo delle Big Tech

D’altra parte, Schmidt pensa che tra America e Cina non dovrebbe esserci una contrapposizione e una chiusura reciproca, né che i rapporti tra i due Paesi dovrebbero essere dominati esclusivamente dalla competizione: pensa che piuttosto che vi siano degli ambiti nei quali è possibile impostare una collaborazione genuina, ad esempio sul clima (dossier comunque difficile da separare da quello energetico, estremamente strategico). Schmidt descrive la relazione tra Washington e Pechino come una “rivalità”, che può essere anche sana; lo stesso aveva detto Biden: sì alla competizione, no al conflitto.

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