Steve Bannon rappresenta il Diavolo. Incarna il teorico del sovranismo più bieco, il filosofo dell’homo homini lupus, il predicatore del ritorno a stili di convivenza primitivi...

Ma è anche l’ispiratore ideale del Presidente della superpotenza americana, Donald Trump.

È per questo che, insieme a Claudio Corbino, abbiamo pensato di dover approfittare di un suo passaggio romano per intervistarlo, provocandolo per capire da dove nasca questo pensiero medioevale e perché attecchisca così massicciamente in mezzo mondo...

Vi proponiamo 4 piccoli spezzoni di 3/5 minuti, intitolati ai Nazionalismi, MigrantiEuropa Cina. Quattro grandi temi commentati in diretta a Catania, al Festival di eastwest, con Joschka Fischer, venerdì 31 maggio. 

PARTE 4 - CINA

L'intervista in italiano:

Giuseppe Scognamiglio: Sembra che oggi dobbiamo scegliere tra Cina e America. Per me non è così. Da un lato, la Cina sta investendo in 66 Paesi e non si tratta di una vera e propria partnership bilaterale, ma di una partecipazione a un enorme progetto di investimenti, che non ha solo scopi commerciali ma è collegato anche ai migranti che partono da questi Paesi – a tal proposito, potremmo investire in Bangladesh, ad esempio, e fermare il flusso migratorio per motivi economici verso l’Europa. Dall’altro, la tradizionale partnership con gli Stati Uniti non è in dubbio, e non stiamo certo effettuando una scelta tra la Silk Road e un qualsiasi progetto a livello atlantico. Di conseguenza, perché dovremmo scegliere?

Steve Bannon: È molto semplice. La strategia cinese è quella di unire le tre teorie geopolitiche (di Mackinder, Mahan e Spikeman). C’è la nuova Via della Seta, Made in China 2025 – che è la combinazione di ingegneria navale, intelligenza artificiale, robotica – e il 5G. Questa convergenza fornisce un controllo assoluto dal punto di vista tecnologico. La decisione per l’Italia è semplice. Nella terza settimana del gennaio 2017 sono stati rilasciati due discorsi, l’Italia è andata a Davos con un grandioso intervento sulla globalizzazione – e la Cina promuove il processo di globalizzazione – e Trump ha parlato in qualità di difensore dello Stato-nazione. L’Italia ha difeso la globalizzazione. Io, al contrario, penso che sia una dittatura totalitaria omicida, è come fare accordi con i nazisti degli anni ’30. Vi spiego perché. Hanno deportato un milione di musulmani nei campi di concentramento, hanno soppresso il Dalai Lama e ora iniziano a chiudere le chiese…

Giuseppe Scognamiglio: Ma gli Stati Uniti hanno forti legami con l’Arabia Saudita, che non è proprio un Paese democratico. Hanno un macellaio come leader…

Steve Bannon: Io credo che l’intero Occidente abbia relazioni con l’Arabia Saudita. Non si può mettere a confronto l’Arabia Saudita con la Cina. L’Arabia Saudita non è una dittatura omicida, ha una legge islamica…

Giuseppe Scognamiglio: Lo dica alla famiglia Khashoggi…

Steve Bannon: Khashoggi è stata una vittima e dovrebbero tutti considerarsi responsabili, ma ce ne sono migliaia che sono costretti ai campi di lavoro in Cina. Prendiamo il caso dei gilet gialli (indica la copertina del numero di eastwest di marzo/aprile 2019 raffigurante i gilet gialli). Per via dell’inquinamento causato dalla Cina, Macron ha costretto all’aumento delle tasse la classe lavoratrice di donne e uomini in Francia. Si sono ritrovati a pagare la tassa sul diesel. In quanto essere umani dotati di ragione, hanno capito che stavano pagando le tasse per un sistema da cui non traevano benefici. I benefattori sono coloro che lavorano nelle bellissime boutique degli Champs-Élysées. Io sono contrario alla violenza, ma posso capire la ragione dietro di essa. Questo è quello che vi porta la Cina.