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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Iran agli Usa: dentro o fuori!

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Teheran in pressing sugli Stati Uniti. Sul nucleare, l’Iran segue le indicazioni del Parlamento sul blocco degli ispettori Aiea se non si tornerà allo schema del JCPoA

I manifestanti bruciano bandiere statunitensi e israeliane durante una manifestazione contro l’uccisione di Mohsen Fakhrizadeh, a Teheran, Iran, 28 novembre 2020. Majid Asgaripour/WANA (West Asia News Agency) via REUTERS

L’Iran annuncia che impedirà agli ispettori dell’Aiea le visite nei siti nucleari del Paese a meno che gli Stati membri non tornino entro il 21 febbraio all’accordo JCPoA sottoscritto nel 2015. Ad annunciarlo il Ministero degli Esteri di Teheran, che si rifà alla decisione del Majilis, il Parlamento iraniano. I deputati giunsero a questa decisione già all’indomani dell’assassinio dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh; ora, è direttamente il Governo a minacciare l’implementazione della misura, in un contesto internazionale che non sembra cambiare con la rapidità sperata.

La posizione statunitense

Con la vittoria di Joe Biden e le varie nomine ai ruoli cardine della sua amministrazione, la nomenclatura iraniana e gli addetti ai lavori si attendevano risposte immediate sul ritorno degli Stati Uniti all’accordo sul nucleare iraniano. L’abbandono di Washington dal capolavoro diplomatico dell’era Obama ha causato ingenti danni economici all’Iran, impedendo al Paese la vendita di petrolio, l’accesso ai servizi bancari e bloccato numerosi investimenti esteri, sotto la scure delle sanzioni.

Donald Trump ha reso estremamente complicato un ritorno statunitense al JCPoA, nonostante la buona volontà del nuovo Inviato Speciale Usa Robert Malley, ex Direttore dell’International Crisis Group, nonché negoziatore dello storico accordo. A gennaio, prima dell’appointment del Presidente Biden, Malley scriveva che la strategia di massima pressione contro Teheran è fallita, proponendo ai due Governi opposti un ritorno al tavolo delle trattative per chiudere la stagione della tensione e portare alla de-escalation regionale anche sul fronte nucleare.

Ciononostante, al Ministero degli Esteri iraniano non è piaciuta l’uscita del Segretario di Stato Antony Blinken, il quale ha commentato l’avvio delle attività di Malley dicendosi felice che sia lui a ricoprire il ruolo, perché “la diplomazia basata sui principi è la strada migliore per assicurarsi che l’Iran non acquisisca un’arma nucleare”.

La risposta iraniana

L’Iran, tramite il Portavoce del Ministero degli Esteri Saeed Khatibzadeh, ricorda che è ancora in vigore una Fatwa del Leader Supremo Ali Khamenei, che proibisce l’uso di armi di distruzioni di massa. Per questo motivo, respinge al mittente le accuse circa una ricerca nucleare a scopi militari. “Sfortunatamente — ha affermato Khatibzadeh nel corso di un briefing con la stampa nella giornata di lunedì — gli Usa si muovono ancora sulle procedure sbagliate entrate in vigore con la precedente amministrazione. Quello a cui assistiamo oggi non vede differenze rispetto al periodo precedente il 20 gennaio (giorno dell’insediamento di Joe Biden, n.d.a.); la stessa massima pressione e lo stesso crimine contro la nazione iraniana, con lo stesso approccio”.

Khatibzadeh ha aggiunto che le misure che verranno adottate saranno del tutto reversibili, lasciando intendere che laddove gli altri membri ritornassero al rispetto dell’accordo, l’Iran riprenderà l’impegno preso nel 2015. Il portavoce ha anche sottolineato che Teheran continuerà a partecipare al Trattato di non proliferazione nucleare.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
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