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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Trump: mandato d’arresto da parte di Iran e Iraq

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Trump è ritenuto responsabile della morte del Generale Soleimani. Per l’Onu il raid statunitense ha violato il diritto internazionale

Una bambina tiene un cartello con la scritta “Trump è un assassino” durante una cerimonia di condoglianze per il Generale iraniano Qassem Soleimani, a Kuala Lumpur, Malesia, 7 gennaio 2020. REUTERS/Lim Huey Teng

Aumenta la pressione sul Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Dopo l’assalto dei suoi sostenitori al Campidoglio, nel tentativo di bloccare la certificazione della vittoria di Joe Biden, e l’abbandono di numerosi suoi ex fedelissimi, è di ieri la notizia che un tribunale di Baghdad, in Iraq, ha emesso un mandato di arresto nei confronti dell’inquilino repubblicano della Casa Bianca. L’accusa è legata alle responsabilità di Trump nella morte, lo scorso anno, di Qasem Soleimani, Generale della Forza Quds delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran.

“Omicidio premeditato”

Formalmente, Donald Trump è ritenuto colpevole di omicidio premeditato, che in Iraq sarebbe scontato con la pena capitale. Non è la prima richiesta d’arresto pendente a suo carico: già a meta 2020, un tribunale iraniano espresse l’intenzione di processare il Presidente e, pochi giorni fa, una nuova red notice request è stata avanzata direttamente all’Interpol.

Gholamhossein Esmaili, portavoce dell’autorità giudiziaria della Repubblica Islamica, ha spiegato che l’International Criminal Police Organization è stata coinvolta per il fermo non solo di Trump ma anche di altri 47 funzionari statunitensi. “L’Iran sta seriamente seguendo i passi affinché vengano puniti coloro i quali hanno commesso il crimine”. Il 3 gennaio 2020 non morì solo Soleimani ma anche Abu Mahdi al-Muhandis, membro d’alto livello delle Forze di Mobilitazione Popolare, milizia appoggiata da Teheran che in Iraq combatte lo Stato Islamico.

Nazioni Unite: raid statunitense illegale

Dopo il raid che uccise Soleimani e al-Muhandis, anche Agnes Callamard, Special Rapporteur dell’Onu per le esecuzioni extra-giudiziali, commentò: “È probabile la violazione del diritto internazionale, inclusa la legge sui diritti umani. Le giustificazioni legali per tali omicidi solo labilmente definite ed è difficile immaginare che possano essere applicate” alla morte del Generale e del suo alleato.

Callamard, che segue anche il caso dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, a luglio 2020 ha presentato i risultati dell’inchiesta Onu giungendo alla conclusione che l’atto compiuto da Washington è illegale. “Gli Stati Uniti non hanno fornito prove sufficienti di un imminente attacco contro i loro interessi che giustificasse il raid al convoglio di Soleimani”, dichiarò la Special Rapporteur. L’attacco, spiegò Callamard, viola la Carta dell’Onu, che aggiunse: “Il Consiglio di Sicurezza non sta rispondendo a ciò per cui è chiamato, proprio in un momento critico per l’umanità”.

“Gli Usa via dal Medio Oriente”

Dopo la sua morte, il ruolo di Soleimani è stato assunto da Esmail Ghaani, che in questi mesi ha cercato di ricomporre i tasselli dell’organizzazione e i rapporti con le comunità sciite dislocate in Iraq e Libano. Proprio nei giorni scorsi, durante le celebrazioni per l’anniversario dell’assassinio, il nuovo Generale dell’Al-Quds ha dichiarato che è giunto il momento che gli Stati Uniti abbandonino l’area mediorientale.

Javad Zarif, Ministro degli Esteri iraniano, ha ricordato che con la morte di Soleimani “è stato ucciso il nemico numero uno dei terroristi estremisti”, e la responsabilità della sua dipartita è “il capo dei terroristi”, un chiaro riferimento a Donald Trump. Il plenipotenziario di Teheran, firmatario dell’accordo JCPoA sul nucleare iraniano, ha evidenziato che gli unici ad aver beneficiato dell’uccisione del Generale sono stati i membri dell’Isis.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
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