ISIS: teologi ed accademici musulmani scrivono ad Al Bagdadi : «Il tuo non è Islam»


«L'Islam è contro l'uccisione di innocenti, contro l’uccisione di bambini, contro la tortura, contro l'uccisione di emissari, ambasciatori, giornalisti, contro il ludibrio di cadaveri, la distruzione dei luoghi di culto». In una lunga lettera indirizzata all'autoproclamato califfo Abu Bakr Al Baghdadi ed ai guerriglieri dell’ISIS e firmata da centinaia di teologi, accademici, imam, predicatori musulmani e specialisti del Corano di tutto il pianeta, si sintetizzano, con argomentazioni puntuali e citazioni dalle scritture coraniche, le ragioni per le quali il Califfato Islamico viola precetti dell'Islam stesso.

«L’Islam è contro l’uccisione di innocenti, contro l’uccisione di bambini, contro la tortura, contro l’uccisione di emissari, ambasciatori, giornalisti, contro il ludibrio di cadaveri, la distruzione dei luoghi di culto». In una lunga lettera indirizzata all’autoproclamato califfo Abu Bakr Al Baghdadi ed ai guerriglieri dell’ISIS e firmata da centinaia di teologi, accademici, imam, predicatori musulmani e specialisti del Corano di tutto il pianeta, si sintetizzano, con argomentazioni puntuali e citazioni dalle scritture coraniche, le ragioni per le quali il Califfato Islamico viola precetti dell’Islam stesso.

 

A man walks past a graffiti of verses from the Koran at downtown in Cairo August 21, 2014. The verse reads, "Has not the time arrived for the believers that their hearts in all humility, should engage in the remembrance of Allah". REUTERS/Amr Abdallah Dalsh

La lettera, che è stata pubblicata in rete in arabo ed inglese, individua 24 punti fondamentali e riprende citazioni di Al Bagdadi stesso per dimostare i suoi errori anche nell’interpretazione della scritture coraniche. Tra i firmatari il Gran Muftì d’Egitto, il decano della Facoltà di Teologia dell’Università Al-Azhar in Egitto, Il Gran Muftì di Gerusalemme e della Palestina, lo Sheik della Grande Moschea di Tunisi e professori e teologi di università e istituti dall’Indonesia fino al Marocco.

«Chi ti ha conferito l’autorità sulla Ummah (Comunità di fedeli)? – si legge nella lettera – è stato forse il tuo gruppo? In questo caso un gruppo di alcune migliaia di persone si è arrogato il diritto di comandare una comunità che conta oltre un miliardo e mezzo di musulmani. Quest’attitudine è basata su un circolo vizioso che dice: “Solo noi siamo musulmani e decidiamo chi è il Califfo, ne abbiamo scelto uno e chiunque non lo accetta non è un musulmano».

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