spot_img

Israele: il nuovo governo Netanyahu vara misure punitive per ANP


L'esecutivo israeliano di destra, appena entrato in carica, riafferma, con i primi atti governativi, le istanze antipalestinesi espresse in campagna elettorale

Nello del Gatto Nello del Gatto
[GERUSALEMME] Corrispondente per diverse testate, dopo 6 anni in India e 5 in Cina per Ansa. Autore e conduttore di Radio 3, è esperto di Asia e Medio Oriente.

Il nuovo governo israeliano, nuovamente guidato da Benjamin, Bibi, Netanyahu, ha già messo in atto, in poco tempo, una serie di misure che rischiano di inasprire sempre di più i rapporti con la leadership palestinese, allontanando maggiormente le ipotesi, seppur remote, di pace. Dopotutto, nessuno si aspettava qualcosa di diverso da un governo, una coalizione e partiti che da sempre si dichiarano convintamente contrari ad uno stato palestinese.

Tanto per cominciare Israele non ha per nulla preso bene la mossa dell’Autorità nazionale palestinese che ha chiesto che la Corte internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite si pronunci, definendola illegale, sull’occupazione israeliana in Cisgiordania e su Gerusalemme est. Il governo israeliano ha infatti descritto la richiesta dell’Autorità palestinese all’ONU come una decisione di intraprendere una guerra politica e legale contro lo Stato di Israele. “L’attuale governo non starà a guardare di fronte a questa guerra e risponderà se necessario”, ha affermato il Gabinetto in un comunicato. Come ulteriore segnale contro l’autorità nazionale palestinese, Netanyahu e i suoi alleati (un gruppo di religiosi e conservatori di estrema destra) ha fatto sapere che Israele tratterrà 39 milioni di dollari inizialmente destinati all’Autorità palestinese e trasferendo invece questi fondi a un programma di risarcimento per le famiglie delle vittime israeliane degli attacchi perpetrati dai militanti palestinesi. Ha poi anche affermato che Israele detrarrà ulteriormente all’autorità nazionale palestinese le somme corrispondenti che l’autorità ha pagato l’anno scorso alle famiglie dei prigionieri palestinesi e di coloro che sono stati uccisi nel conflitto, compresi i militanti implicati in attacchi contro israeliani. Tagli questi che, se attuati, contribuiranno ad aumentare i problemi economici nei Territori palestinesi, esacerbando gli animi. Verranno poi, fanno sapere dai vertici governativi israeliani, anche revocati una serie di benefici finora concessi ai funzionari palestinesi. In primo luogo verrebbero d’ora in avanti negati molti permessi che consentono loro di viaggiare facilmente dentro e fuori la Cisgiordania occupata, a differenza dei comuni palestinesi.

“Il ricatto israeliano − ha dichiarato il primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh −  non ci impedirà di continuare la nostra lotta politica e diplomatica”, ammettendo però che le misure israeliane necessariamente aggraveranno la crisi finanziaria palestinese e il deficit di bilancio. Il nuovo governo di destra israeliano intende poi procedere e anzi dare priorità nella sua agenda all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Attualmente Israele ha già dozzine di insediamenti ebraici che ospitano circa 500.000 israeliani che vivono insieme a circa 2,5 milioni di palestinesi. Il Gabinetto israeliano ha anche affermato che congelerà le costruzioni palestinesi nell’Area C, il 60% della Cisgiordania dove, in base agli accordi di pace provvisori, Israele esercita già un completo controllo.

Il governo inoltre prevede azioni ancora non specificate e chiarite contro le organizzazioni in Cisgiordania che promuovono attività terroristiche o qualsiasi attività ostile a Israele. Ciò includerebbe gruppi che svolgono azioni politiche e legali contro Israele con il pretesto di attività umanitarie. E le misure anti-palestinesi non riguardano comunque solo gli aspetti economici. Il ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha ordinato alla polizia israeliana di bandire le bandiere palestinesi dai luoghi pubblici. “Ho ordinato alla polizia israeliana di far rispettare il divieto di sventolare qualsiasi bandiera palestinese o che mostri l’identificazione con un’organizzazione terroristica e di fermare qualsiasi istigazione contro lo Stato di Israele”, ha annunciato Ben-Gvir su Twitter.

Il Ministro Ben-Gvir, ha attirato l’attenzione di tutta la stampa non solo locale ma anche internazionale quando solo pochi giorni fa ha visitato il luogo sacro più delicato di Gerusalemme, la spianata delle Moschee (o Monte del Tempio). Molte sono state le condanne, anche da parte della comunità internazionale per questo gesto. E i timori sono che, come accadde con Sharon, queste continue provocazioni, possano far salire alle stelle le tensioni conducendo ad una terza intifada. Provocazioni che il governo israeliano continua anche a livello politico, con atti sempre più ostili nei confronti dei palestinesi, verso i quali anche gli Usa hanno inviato una timida protesta. Sarà la visita del Segretario di Stato Blinken entro la fine del mese a chiarire la posizione di tutti.

- Advertisement -spot_img