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Israele: il nuovo governo Netanyahu vara misure punitive per ANP


L'esecutivo israeliano di destra, appena entrato in carica, riafferma, con i primi atti governativi, le istanze antipalestinesi espresse in campagna elettorale

Il nuovo governo israeliano, nuovamente guidato da Benjamin, Bibi, Netanyahu, ha già messo in atto, in poco tempo, una serie di misure che rischiano di inasprire sempre di più i rapporti con la leadership palestinese, allontanando maggiormente le ipotesi, seppur remote, di pace. Dopotutto, nessuno si aspettava qualcosa di diverso da un governo, una coalizione e partiti che da sempre si dichiarano convintamente contrari ad uno stato palestinese.

Tanto per cominciare Israele non ha per nulla preso bene la mossa dell’Autorità nazionale palestinese che ha chiesto che la Corte internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite si pronunci, definendola illegale, sull’occupazione israeliana in Cisgiordania e su Gerusalemme est. Il governo israeliano ha infatti descritto la richiesta dell’Autorità palestinese all’ONU come una decisione di intraprendere una guerra politica e legale contro lo Stato di Israele. “L’attuale governo non starà a guardare di fronte a questa guerra e risponderà se necessario”, ha affermato il Gabinetto in un comunicato. Come ulteriore segnale contro l’autorità nazionale palestinese, Netanyahu e i suoi alleati (un gruppo di religiosi e conservatori di estrema destra) ha fatto sapere che Israele tratterrà 39 milioni di dollari inizialmente destinati all’Autorità palestinese e trasferendo invece questi fondi a un programma di risarcimento per le famiglie delle vittime israeliane degli attacchi perpetrati dai militanti palestinesi. Ha poi anche affermato che Israele detrarrà ulteriormente all’autorità nazionale palestinese le somme corrispondenti che l’autorità ha pagato l’anno scorso alle famiglie dei prigionieri palestinesi e di coloro che sono stati uccisi nel conflitto, compresi i militanti implicati in attacchi contro israeliani. Tagli questi che, se attuati, contribuiranno ad aumentare i problemi economici nei Territori palestinesi, esacerbando gli animi. Verranno poi, fanno sapere dai vertici governativi israeliani, anche revocati una serie di benefici finora concessi ai funzionari palestinesi. In primo luogo verrebbero d’ora in avanti negati molti permessi che consentono loro di viaggiare facilmente dentro e fuori la Cisgiordania occupata, a differenza dei comuni palestinesi.

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