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Israele, falliscono le trattative: sciolta la Knesset, nuovo voto dopo l’estate

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Benjamin Netanyahu non trova la quadra nella coalizione alla quale avrebbero partecipato gli ebrei ultraortodossi e Avigdor Liberman

In uno scenario politico sconfortante, Israele si prepara a un nuovo voto: per la prima volta nella storia del Paese falliscono i tentativi di formare un Governo e si ritorna alle urne. Benjamin Netanyahu abbandona il sogno che l’avrebbe reso per la quinta volta Primo Ministro del Paese, raggiungendo il record di Ben Gurion. Dopo il sorprendente risultato della coalizione centrista di Benny Gantz, Kahol Lavan, alle elezioni di aprile, Netanyahu non è stato in grado di formare un governo monocolore. Il blocco di centro-destra avrebbe avuto i numeri per governare, ma gli eventuali compagni nell’esecutivo a guida Likud non hanno trovato il compromesso su una serie di questioni.

Lo stallo è avvenuto tra la fazione ultraortodossa United Torah Judaism e Yisrael Beiteinu, il partito laico di estrema destra guidato dall’ex Ministro della Difesa Avigdor Liberman. Il principale ostacolo è la nuova proposta di legge sulla coscrizione, che ha depennato gli studenti Haredi dall’esenzione al servizio militare. Yaakov Litzman, membro della Knesset e capo del partito Agudat Yisrael, ha affermato che non avrebbe partecipato al Netanyahu V se il gruppo degli ebrei Haredi non fosse stato inserito in una lista speciale, permettendo agli studenti di non svolgere il periodo di addestramento con l’esercito.

L’altro attore in causa, Avigdor Liberman, da molti ritenuto un falco della politica israeliana, guida un partito laico e contrario a eccezioni verso i gruppi ultraortodossi. Il Likud ha principalmente premuto, senza successo, su Liberman affinché scendesse a compromessi. Yisrael Beiteinu alle ultime elezioni ha conquistato 5 seggi, United Torah Judaism 8: i voti di entrambi gli schieramenti erano fondamentali per la formazione del Governo Netanyahu.

Ieri notte il Parlamento ha votato per lo scioglimento della Knesset con 74 voti favorevoli contro 45. In questo modo, il Presidente Reuven Rivlin non potrà dare l’incarico per la formazione di un Governo a un’altra figura. Rivlin, intanto, si è detto preoccupato per la profonda crisi tra i cittadini ebrei e arabi. Nei giorni scorsi il Presidente ha ospitato presso la sua residenza alcuni leader arabi musulmani per l’Iftar, la quotidiana rottura del digiuno del mese di Ramadan. Nell’occasione, Rivlin ha parlato del record negativo di votanti degli arabi israeliani alle ultime elezioni, il punto più basso “nelle relazioni tra ebrei e arabi dello Stato d’Israele, la nostra casa comune”.

Il Presidente ha rimarcato che a ogni occasione ha “dichiarato a voce alta e in maniera chiara che la furia contro i cittadini arabi d’Israele è un pericolo per la società israeliana e i valori democratici dello Stato”. In un passaggio decisivo, rivolgendosi ai leader arabi, Reuven Rivlin afferma: “So che talvolta vi sentite soli, ma vi prego di ricordare che tante, tante persone sperano nel vostro successo e anno dopo anno sempre più cittadini vi supportano. Alla fine, vinceremo perché siamo destinati a vivere insieme”. 

@melonimatteo

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