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RETROSCENA

Ancora elezioni in Israele?

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Netanyahu non ha abbastanza seggi per governare ma il Paese non vuole quarte elezioni di fila. L’alternativa è un Governo di coalizione

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu bacia sua moglie nella sede del suo partito Likud a Tel Aviv

I coriandoli cadono mentre il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu bacia sua moglie Sara dopo l’annuncio degli exit poll delle elezioni israeliane nella sede del suo partito Likud a Tel Aviv, Israele, 3 marzo 2020. REUTERS/Ammar Awad

Tre elezioni in poco meno di un anno e una sola certezza: nessuno riesce a scalfire la popolarità e il potere politico di Benjamin Netanyahu che, essendo già il premier più longevo nella storia di Israele, si appresta a ricevere un ennesimo mandato per tentare di formare un Governo. Era già successo nelle due precedenti consultazioni, ad aprile e settembre 2019, ma stavolta Bibi ha qualche carta in più da giocare. Innanzitutto i numeri. Anche se i dati ufficiali saranno pubblicati solo il 10 marzo e quelli non ufficiali la prossima notte, il Likud a guida Netanyahu dovrebbe attestarsi sui 35-36 seggi, portando il bottino del suo schieramento a 58-59 seggi. Per ottenere la maggioranza, servono 61 voti ma stavolta, a differenza delle precedenti, Netanyahu ha qualche asso nella manica in più.

Il Paese, ma soprattutto il Presidente Rueven Rivlin, non vogliono quarte elezioni di fila. Questo spingerebbe più facilmente alla formazione di un Governo di unità nazionale o di coalizione. La cosa è certificata anche dai discori post elettorali dei due leader: sia Netanyahu che Benny Gantz, dei Blu e Bianco, nei loro discorsi hanno evitato di attaccare frontalmente l’opponente, come invece era successo la scorsa volta. Nessun riferimento da parte di Gantz all’impossibilità per Netanyahu di guidare un Governo da imputato in tre casi criminali, anche se la scorsa volta ne aveva fatto una bandiera e se questa volta ha citato la causa dicendo che “i processi si fanno in tribunale”. Nel caso di un Governo di coalizione o di unità nazionale, fortemente spinto dal Presidente Rivlin già l’ultima volta e negato proprio per la causa che vedrà Netanyahu al banco degli imputati il 17 marzo, chi rischia di scomparire è proprio Gantz.

L’ex capo di Stato maggiore di Netanyahu premier, a meno che non passi direttamente al Likud, avrebbe difficoltà a spiegare ai suoi fedelissimi l’alleanza con Bibi, anche in nome dell’unità nazionale. Altro sconfitto, nella formazione del Governo, sarebbe sicuramente Avigdor Lieberman, capo del partito russofono Yisrael Beytenu. Lui è il responsabile della situazione attuale, quella per la quale si è votato tre volte in meno di un anno. Il suo veto alle posizioni soprattutto in termini di servizio militare degli ortodossi alleati di Netanyahu, hanno spinto Lieberman a dimettersi da Ministro della Difesa e far cadere Israele in questo stallo, rifiutandosi poi sia di entrare in un Governo a guida Netanyahu sia a guida Gantz. In questo caso, lo ha fatto per l’appoggio che l’ex capo di stato maggiore aveva avuto dalla lista unitaria dei partiti arabi. E questo, ha penalizzato elettoralmente sia Lieberman, che ha perso un seggio, sia lo stesso Gantz.

Le posizioni di quest’ultimo in particolare sul piano di Trump per il Medio Oriente, con l’ammissione della volontà, come già chiara in Netanyahu di annettere la valle del Giordano, hanno bloccato la sua ascesa come anti Netanyahu, mostrando più assonanze che differenze con le posizioni di quest’ultimo di quanto non si dicesse. All’opposto, l’aumento del numero di votanti ha giovato al Likud come alle liste arabe, che si confermano il terzo partito e conquistano più seggi della passata consultazione. La loro opposizione al piano di Trump è totale, come quella a Netanyahu, ed è improbabile che diano appoggio anche esterno al Blu e Bianco di Gantz o che entrino in una coalizione con Lieberman (sentimento condiviso anche da quest’ultimo).

Netanyahu, indipendentemente dai numeri, ha più carte da giocare, perché oltre alla ricerca di “responsabili” o transfughi da altri partiti, come detto può contare su un Governo di coalizione. Anche se prima delle elezioni il 30% degli israeliani pensava a una quarta elezione, è veramente improbabile che accada, ne va della credibilità politica del Paese.

@nellocats

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