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Un 2020 a piccoli passi. Quelli di Giuseppe Conte

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Siamo un Paese in crisi dentro una crisi. Ma siamo pur sempre una delle manifatture più forti del mondo, con una capacità di sorprendere non comune. Ce la faremo anche stavolta?

La figura elegante del premier Giuseppe Conte, con la sua disinvolta politica dei piccoli passi e la sua sorprendente e ostinata capacità di mediazione in un Governo in cui tutti sono contro tutti, veglia su un Paese “smarrito”, a detta del Censis, in cerca di un’identità e di un futuro. Farà eccezione questo 2020 alle porte? E soprattutto, di che cosa hanno bisogno gli italiani per ritrovare sé stessi? Le priorità sono tre: lavoro, lavoro, lavoro.

Al Ministero dell’Economia ci sono 160 vertenze aperte, a cominciare dall’ex Ilva di Taranto e dalla Whirpool di Napoli. Non c’è settore produttivo che non ne sia interessato: manifatturiero, trasporti (l’Alitalia è il caso più eclatante), terziario, commercio. Centinaia di migliaia di lavoratori, con le loro famiglie, vivono in una fase di estrema incertezza.

L’Italia vive una crisi nella crisi, perché è il Paese dell’Unione Europea che cresce meno, impastoiato da un sistema burocratico e di riforme che si sono arrestate a metà, bloccato dalla mancanza di investimenti pubblici e privati. Ci sono almeno 600 cantieri impantanati dalla burocrazia. I capitali esteri fanno fatica ad arrivare per le difficoltà fiscali e normative.

In Europa si parla di “rischio Italia” per l’assoluta imprevedibilità dei tempi della giustizia civile, dei bizantinismi normativi, del sistema del welfare, degli incentivi, del sistema premiale debole per chi fa impresa. Non si riducono abbastanza le tasse per le società che investono in innovazione, ricerca, energia pulita, nuove competenze digitali come il grande progetto dell’Industria 4.0

Il Paese è privo di un vero piano industriale.

A infonderci un po’ di ottimismo è la non trascurabile presenza in Commissione Europea di Paolo Gentiloni agli Affari economici europei. Il suo ruolo potrebbe essere molto utile a proteggere i nostri malandati conti pubblici dagli arcigni diktat degli eurocrati di Bruxelles. E non bisogna mai dimenticare che l’Italia ha il sistema manifatturiero più potente del mondo dopo Usa, Giappone e Germania e che la capacità delle piccole e medie imprese è leggendaria.

Il nostro Paese ha dimostrato di poter effettuare colpi di reni quando nessuno ci avrebbe scommesso.

Gli italiani sorprenderanno il mondo e l’Europa anche nel 2020? Chissà.

@f_anfossi

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